Crociata contro la Patrimoniale. L’ultima arma di distrazione di massa

La premier cavalca la crociata contro la patrimoniale come fumo negli occhi per distrarre dall'assenza di risposte ai problemi del Paese

Crociata contro la Patrimoniale. L’ultima arma di distrazione di massa

Di fronte a uno scenario di debito alle stelle, crescita asfittica, disparità nel regime fiscale e salari bassi, la premier dal palco di Confcommercio ha continuato ad evocare lo spettro della patrimoniale. “Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio”, ha detto Giorgia Meloni. “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”, ha aggiunto. Nelle stesse ore in cui l’Upb certificava che il sistema fiscale attuale produce solo disparità. Ma questo è altro discorso.

Crociata contro la Patrimoniale. L’ultima arma di distrazione di massa

Ritornando sulla patrimoniale, l’impressione è che la premier la usi con l’obiettivo di mascherare l’assenza di risposte di fronte al rischio concreto di un ulteriore calo del potere d’acquisto delle famiglie, legato anche all’aumento delle rate dei mutui e ai salari da fame. La patrimoniale, peraltro, non è al momento una proposta condivisa dal centrosinistra.

Le idee del M5S per generare risorse

Il Movimento Cinque Stelle ha altre idee per generare risorse. “Anche sulla patrimoniale io mi cimento ma mi cimento in modo pragmatico. Oggi noi possiamo generare grandi risorse. Come? Rivedendo la spesa militare e impedendo che si arricchiscano le industrie delle armi, con una tassa sugli extraprofitti di banche e aziende energetiche: con questo noi andremo a creare decine e decine di miliardi a favore di una distribuzione seria”, ha detto il leader del M5S, Giuseppe Conte.

Anche la leader del Pd, Elly Schlein, ha tirato il freno a mano: “Ne discuteremo ma la patrimoniale non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista”, ha spiegato parlando al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha invitato invece a trovare “un equilibrio”, anche perché il dibattito sulla patrimoniale “funziona bene come slogan ma poi, nella realtà dei fatti, se tu alzi troppo le tasse a una determinata fascia di popolazione ci sta che quelli se ne vanno in Svizzera o in Lussemburgo”. La ricetta di Renzi, dunque, è “portare tantissimi ricchi a pagare le tasse qui, ma non aumentare le tasse ai ricchi, piuttosto diminuirle ai poveri”.

Il pallino di Avs

La patrimoniale è invece un pallino di Alleanza Verdi e Sinistra: “Il sistema fiscale italiano è estremamente iniquo e c’è un problema di progressività – ha dichiarato Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde -. Si può immaginare un contributo di solidarietà, una tassa di scopo sui super ricchi — oggi in Italia sono 79, con un patrimonio complessivo di 357 miliardi di euro — per destinare risorse, nell’arco di 3-4 anni, all’abbattimento delle liste d’attesa nella sanità pubblica”.

Voce fuori dal coro

Chi si accoda ad Avs, in contrasto con la linea al momento espressa dai suoi compagni di viaggio, è la pentastellata Chiara Appendino. “Mi sono già espressa in passato e lo ribadisco oggi con ancora maggiore convinzione: è giusto e urgente introdurre una ‘Millionaire Tax’. Gli ultimi dati di Bankitalia certificano un’asimmetria non più tollerabile: in Italia oltre il 60% della ricchezza è concentrata nelle mani del 10% della popolazione. Una risposta forte e strutturale per la redistribuzione della ricchezza non è più rinviabile”, ha detto l’ex sindaca.

“Parlo di chiedere un contributo a famiglie come quella Elkann o Caltagirone. E dobbiamo farlo usando le parole giuste: continuare a brandire il termine generico ‘patrimoniale’ è fuorviante e controproducente. È una parola logora, una vecchia formula che la destra usa come scudo per proteggere i propri referenti, difendere rendite e privilegi e mantenere lo status quo. Se vogliamo costruire un Paese più giusto, il Movimento 5 Stelle e l’intero campo progressista devono avere il coraggio di sfidare i privilegi e ridurre le disuguaglianze, rimettendo la giustizia sociale al centro dell’agenda politica”. Intanto Meloni la utilizza come fumo negli occhi.