“Circa 130 persone” è il numero che Guido Crosetto ha scelto di inserire in un comunicato stampa apparso sulla pagina del Ministero della Difesa il 7 marzo. Non è un dato tecnico: è la misura dell’audience. Davanti a quei centotrenta rappresentanti dell’industria della difesa, il ministro ha tenuto un discorso rubricato come “riunione d’emergenza”, con la richiesta esplicita di agire “oltre i normali canoni commerciali”.
In un’economia di mercato, le aziende rispondono agli azionisti e firmano contratti con tempistiche definite. Chiedere loro di andare “oltre” significa subordinare la logica commerciale alla logica dell’urgenza statale. È di fatto la struttura di una mobilitazione industriale, decisa prima che il Parlamento sapesse.
La difesa e il contesto che la nota non dice
Nove giorni prima, mentre Usa e Israele lanciavano l’operazione Epic Fury contro l’Iran, il ministro si trovava a Dubai in vacanza. Ha dovuto rientrare su un aereo militare, e in Parlamento ha dichiarato: «Avrò sbagliato come ministro, chiedo scusa». La riunione d’emergenza del 7 marzo è insieme risposta operativa alla crisi e risposta comunicativa alla polemica.
C’è un dato che non compare nella nota: nessun Paese europeo era stato informato dell’attacco prima che gli aerei fossero in volo. Lo ha detto Crosetto davanti alle Commissioni parlamentari. Insomma, il conflitto era iniziato a nostra insaputa.
La richiesta di segnalare disponibilità nella “difesa aerea” trova spiegazione nelle scorte. L’Italia disponeva di cinque batterie Samp-T, sistema missilistico terra-aria e unico europeo capace di intercettare missili balistici. Una ceduta all’Ucraina, una in manutenzione, una in Estonia. Se ne dovesse inviare una quarta ai Paesi del Golfo ne resterebbe una sola per il territorio nazionale.
Superare la burocrazia, ovvero
Il passaggio più rilevante del comunicato non riguarda i sistemi d’arma. Riguarda le regole. Crosetto scrive che “è fondamentale ridurre al minimo gli impedimenti e le procedure burocratiche che sempre meno si sposano con esigenze che non possono aspettare e che incidono negativamente sull’efficienza e, in ultima analisi, sulla sicurezza stessa del Paese”. Lo scrive in una nota pubblica, davanti all’industria privata.
Le “procedure burocratiche” negli appalti della difesa includono verifica parlamentare, gare a evidenza pubblica, controlli della Corte dei Conti e dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Definirle “impedimenti” significa spostare il potere di decisione dai circuiti democratici al tavolo tra vertici militari e amministratori delegati. Così il Parlamento serve solo per ratificare dopo, svuotato della sua funzione.
Chi sedeva a quel tavolo il 7 marzo ha un curriculum specifico. Dal 2014 al 2022 Crosetto è stato presidente dell’Aiad, Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza di Confindustria. Nello stesso periodo era Senior Advisor di Leonardo, principale contraente pubblico della difesa. Nel 2020 era diventato presidente di Orizzonte Sistemi Navali, joint venture tra Fincantieri e Leonardo. Prima di giurare da ministro ha lasciato gli incarichi.
La retorica del comunicato trova applicazione nella riforma della Legge 185 del 1990, in discussione alla Camera nelle stesse settimane. Il disegno di legge, già approvato al Senato, cancella dalla Relazione annuale al Parlamento la tabella sulle “banche armate”: l’elenco degli istituti di credito coinvolti nell’export di armamenti, norma ottenuta dalla società civile negli anni Ottanta. Cancellarla mentre la spesa militare tocca i 33,9 miliardi certificati dall’Osservatorio Milex – massimo storico, più 45% nell’ultimo decennio – e mentre il Gcap (il programma di collaborazione internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l’ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035) vede i costi triplicare da 6 a 18,6 miliardi, segue una logica: più soldi, meno tracce.
La riunione del 7 marzo segnala all’industria che i contratti arriveranno. Segnala all’opinione pubblica che il ministro è operativo. Quello che non dice è chi controlla, con quale procedura e a quale prezzo.