Cultura, lo sfascio parte a scuola. Istituti a pezzi. In Italia ogni tre giorni c’è un crollo. Morcellini (Agcom): “Studenti e professori dimenticati”

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La scuola, il luogo dove accogliamo ed educhiamo i nostri figli, fin dalla prima infanzia, cade a pezzi. In Italia negli istituti scolastici avviene un crollo, cioè mattoni e controsoffitti che vengono giù, ogni tre giorni. Le risorse, per intervenire ci sarebbero – 4 miliardi e mezzo di euro – ma finora è stato utilizzato meno della metà del budget.
A segnalarlo è l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva con dati – uno su tutti: solo il 5% degli edifici è stato adeguato per resistere a un terremoto – che tornano a ricordarci che esiste un’emergenza, che non è solo infrastrutturale, ma anche culturale. Ne è convinto il sociologo e commissario dell’Agcom, Mario Morcellini, secondo il quale, mai come oggi, “il Paese e il Governo debbono mettere al centro la scuola”.

Siamo davvero messi così male, non solo guardando le condizioni in cui versano gli edifici che ospitano le nostre scuole ma anche rispetto alla qualità dell’istruzione?
“Il Paese deve fare questo sforzo non perché la condizione esteriore della scuola sia la dimensione fondamentale, ma perché è uno dei petali di un ritorno a investire sull’istruzione e sulla cultura. Perché mai come oggi il valore dell’istruzione è decisivo. E’ chiaro, quindi, che è necessario investire sui docenti, in modo che all’inizio dell’anno siano preparati, ma più in generale occorre stimolare un clima favorevole alla scuola nelle comunità”.

Certo anche il patrimonio edilizio avrebbe bisogno di una cura, non crede?
“Il patrimonio edilizio delle scuole italiane è stato quasi sempre costruito di risulta. Addirittura nelle città di provincia le scuole sono ospitate in ex conventi o in altri edifici storici, dunque molto antichi, cioè in situazioni in cui i costi degli interventi sono sconvolgenti. In altri Paesi, di norma, le scuole sono ospitate in edifici progettati ad hoc”.

La politica parla poco di istruzione, spesso solo quando c’è un’emergenza da affrontare, come in questo caso il tema della sicurezza, così è difficile che cambi qualcosa.
“Assolutamente. L’istruzione deve diventare un tema più prorompente. Faccio un appello al ministro Fioramonti: la scuola deve diventare uno degli argomenti di cui più si parla. Al netto che lui stesso ha chiesto interventi speciali per 3 miliardi. Dobbiamo smetterla di pensare che nei momenti di crisi economica studenti e insegnanti sono persone che possono aspettare. E questo è stato un grande limite delle politiche del passato”.