Da Gualtieri a Speranza. Ecco chi spera di restare in sella. Possibili riconferme se il nuovo Governo sarà politico. Oltre ai tecnici Colao, Cottarelli, Cartabia e Boeri

Roma Gualtieri
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Non è ancora chiara la natura del governo Draghi che verrà (se verrà). Fino a quando i partiti non scioglieranno le riserve sull’appoggio o meno all’esecutivo guidato dall’ex numero uno di Francoforte è difficile prevedere la quota di tecnici e quella di esponenti politici. Di sicuro, qualora l’appoggio delle forze politiche fosse il più ampio possibile, aumenterebbe il pressing per un esecutivo squisitamente politico. Ma tutte queste incognite non fermano il totoministri.

Per la Giustizia, che ha in mano dossier delicatissimi su cui si sono aspramente confrontate le forze politiche, si fa il nome dell’ex presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, che era indicata anche per la premiership, o in alternativa quello di Paola Severino, che già ha ricoperto questo stesso ruolo nel governo Monti. Altra casella strategica, considerato il Recovery plan alle porte, è quella dell’Economia.

Roberto Gualtieri (nella foto), a cui ha garantito il suo appoggio Confindustria, e che è stimato negli ambienti europei e internazionali, ha dalla sua una connotazione prettamente politica. In alternativa i nomi che circolano sono quelli di Fabio Panetta, già direttore generale della Banca d’Italia e oggi membro dell’esecutivo Bce, di Carlo Cottarelli, a cui il capo dello Stato affidò l’incarico di formare il governo nel 2018, e di Daniele Franco, direttore generale della Banca d’Italia. Ma pare molto difficile, se non impossibile, che Panetta abbandoni il suo posto per far ritorno a Roma. Ha un ruolo a Francoforte di primo piano: segue da vicino rapporti istituzionali europei e internazionali, su temi che vanno dagli scenari macroeconomici all’importante dossier dell’euro digitale.

In più la procedura di nomina di un suo sostituto alla Bce sarebbe complicata. Se andasse via non sarebbe affatto scontata al suo posto l’indicazione di un italiano. Altro dicastero cruciale, con la pandemia in corso e la campagna vaccinale in atto, è quello della Salute. Se non dovesse venir confermato Roberto Speranza uno dei nomi che si potrebbe suggerire è quello della virologa Ilaria Capua. Di lei l’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, ha detto: “Non la vedo adatta a quel ruolo. Non ha nessuna esperienza di sanità pubblica. Se si cerca il nome di un tecnico serve qualcuno di competente in quell’ambito”. O anche quello di Andrea Crisanti, che aveva fatto parte del comitato scientifico del Veneto durante il primo lockdown.

“Fare il ministro? Nemmeno io ho mai pensato a questa eventualità. Se me lo dovessero chiedere comincerei a pensarci su”, risponde interrogato al riguardo lo stesso Crisanti. All’Interno potrebbe essere confermata Luciana Lamorgese, mentre per gli Esteri si fa il nome di Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina. Per gli Affari europei un’ipotesi è Enzo Moavero Milanesi, già assoldato in precedenti esecutivi. Al Lavoro potrebbe ritornare l’ex presidente dell’Istat, e oggi docente e coordinatore dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, Enrico Giovannini. Ma si fa il nome anche dell’economista ed ex presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Della squadra di Draghi potrebbero far parte anche Roberto Cingolani, fisico e responsabile dell’Innovazione tecnologica di Leonardo, Vittorio Colao – l’ex manager Vodafone a cui Giuseppe Conte affidò il compito di elaborare un piano per il rilancio del Paese – e l’ex numero uno dell’Anac, Raffaele Cantone. Se invece dovesse optare per un profilo più politico, Draghi potrebbe decidere di coinvolgere anche i leader delle maggiori forze politiche. Ma si tratta appunto di ipotesi che sarà possibile verificare solo quando saranno manifeste le intenzioni dei partiti in campo. Si sono fatti anche i nomi del leghista Giancarlo Giorgetti, dell’azzurra Mara Carfagna, di Graziano Delrio e di Francesco Boccia (per quest’ultimo si tratterebbe di una riconferma nel suo ruolo di ministro degli Affari regionali).

Giorgetti ha sempre auspicato si arrivasse a uno scenario con un governo istituzionale guidato dall’ex presidente della Bce. E pare che tra i due ci sia un rapporto di reciproca stima. Non pare avere invece fondamento la possibilità che il premier uscente possa accettare un dicastero. Per lui si è parlato degli Esteri ma anche della vicepresidenza del Consiglio. Ipotesi appunto. Ma Palazzo Chigi in serata nega che nel corso dell’incontro tra Draghi e Conte si sarebbe parlato di incarichi di governo per il premier uscente.

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