Da Meloni no a Trump su Hormuz ma senza irritarlo troppo

Meloni conferma il solito equilibrismo per non irritare l’alleato-amico Trump. No a navi italiane a Hormuz ma sì a rafforzare Aspides

Da Meloni no a Trump su Hormuz ma senza irritarlo troppo

Giorgia Meloni conferma il solito equilibrismo per non irritare l’alleato-amico Donald Trump. Il risultato rimane sempre grottesco di un’Italia che nicchia, che dice e non dice. Emblematico il suo “non condivido e non condanno perché non ho gli elementi per farlo” che ha pronunciato sull’attacco di Usa e Israele all’Iran. Ora mentre sulla richiesta di aiuto rivolta da Trump agli alleati per lo Stretto di Hormuz sono fioccati i no dei big europei e dei Paesi dell’Indo-Pacifico in maniera netta e decisa, Meloni – a una settimana dal voto sul referendum sulla giustizia- si è trovata costretta a dire, in un’intervista andata in onda ieri sera su Rete4, che intervenire nello stretto di Hormuz con le navi militari italiane significherebbe “oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento” nel conflitto.

Da Meloni no a Trump su Hormuz ma senza irritarlo troppo

Però da abile cerchiobottista qual è, ha aggiunto, per non dare troppo addosso a Trump, che “quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso”. Lo stesso leader del M5S Giuseppe Conte mette in guardia da una tale ipotesi. Aspides, ha detto Conte, è una missione di sicurezza marittima, “ma non è che la potenziamo e ci facciamo trascinare indirettamente e ci troviamo coinvolti?”. “Non è la guerra dell’Europa. Non è la guerra della Nato”, hanno peraltro detto nelle stesse ore ieri, riuniti attorno al tavolo dell’Europa Building, i ministri degli Esteri dei 27 che hanno trovato un’inedita unità nel rispondere con un gelido “per ora no” alla richiesta americana di intervenire nello Stretto di Hormuz, escludendo proprio la possibilità di modificare il mandato di Aspides.

Meloni a capofitto nella solita campagna referendaria

Per il resto, Meloni nel salotto di Nicola Porro si è lanciata nella solita campagna referendaria, spiegando che se dovesse vincere il no non si dimetterà e rivelando in realtà che teme (eccome) il peso politico di una sconfitta. Poi, con grande disinvoltura, ha ammesso che i toni della campagna referendaria sono andati oltre. “Molte delle persone che noi abbiamo visto dire queste cose incredibili su quello che accadrà se passa la riforma della giustizia, in passato sostenevano esattamente quello che c’è scritto dentro la riforma della giustizia”, ha sostenuto nella più totale ipocrisia, considerato che a tratteggiare scenari apocalittici in caso non passasse la riforma è stata proprio lei, parlando di stupratori in libertà e figli strappati alle madri.

La premier all’angolo su caro-carburanti e l’eventuale vittoria del No

Meloni peraltro è in difficoltà dopo che le opposizioni, fatta eccezione per Carlo Calenda, hanno respinto la sua offerta di un tavolo permanente sulla crisi internazionale. E non ha nulla in mano per contrastare il caro-carburanti. E per questo al momento ha deciso di non decidere. Probabilmente i primi pannicelli caldi arriveranno dopo il referendum sulla giustizia del 22 e del 23 marzo. Per ora siamo a chi la spara più grossa. Tra le ipotesi rispunta anche quella di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. A rilanciarla il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. “Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere” dice, prospettando un nuovo intervento “fiscale o normativo” contro le speculazioni dopo aver convocato per domani in prefettura a Milano 14 compagnie di settore, tra le quali Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori.

I primi pannicelli caldi (forse) a fine mese

Il pacchetto di interventi allo studio del governo per “iniziare a dare una scossa”, secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso, potrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri, atteso a fine mese. Le linee di azione allo studio sarebbero quattro: un intervento per le famiglie meno abbienti che potrebbe ricalcare quanto fatto nel 2023 con i buoni benzina caricati sulla carta “Dedicata a te”; credito d’imposta per gli autotrasportatori; aiuti alle aziende per i rincari dell’energia, che potrebbero essere inseriti con un emendamento al decreto Bollette in fase di conversione alla Camera; e supporto alle imprese esportatrici, sul modello di quanto fatto dopo l’imposizione dei dazi negli Stati Uniti lo scorso anno. Ma c’è un problema: le risorse. La caccia è aperta, la coperta è corta.

Intanto il prezzo del diesel, secondo Staffetta Quotidiana, ha raggiunto i massimi da quattro anni per poi assestarsi su quel livello record: l’Osservatorio del Mimit indica un prezzo medio in modalità self service “sostanzialmente stabile”: 1,84 euro al litro per la benzina e 2,07 per il gasolio. E le conseguenze sul carrello della spesa iniziano a farsi sentire: Borsa Merci Telematica Italiana ha segnalato rincari degli ortaggi provenienti dal Sud Italia e della Sicilia anche superiori al 30%.