Da Milano a Brescia, dubbi sui ricoveri in geriatria. Le Procure indagano pure sulle misure di pronto intervento antecedenti alle delibere della Regione

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Passano i giorni ma non si sgonfia l’indagine sulle rsa lombarde. Anzi giorno dopo giorno, in quello che sembra sempre più un puzzle da ricomporre, si aggiungono particolari e dettagli che gettano sempre più ombre sulla gestione dei casi di covid all’interno delle residenze sanitarie assistenziali (rsa). Così dopo le delibere e le cartelle cliniche dei pazienti deceduti, l’ultimo e inquietante sviluppo dell’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio, la più grande struttura per anziani d’Italia e la quarta d’Europa, vede i magistrati aprire un nuovo fronte investigativo che punta il dito sugli ingressi cosiddetti pringe, ossia di pronto intervento geriatrico per pazienti di ospedali trasferiti temporaneamente in degenza al Pio Albergo Trivulzio.

In queste ore, infatti, i pubblici ministeri di Milano hanno incaricato gli investigatori di effettuare verifiche sulle centinaia di cartelle cliniche di questi specifici pazienti. Stando a quanto emerge, da una prima analisi dei materiali sequestrati in questi giorni relativi tanto al Trivulzio quanto ad altre case di riposo del milanese, sarebbero emerse diverse criticità con molti pazienti ricoverati con polmoniti, sintomi da insufficienza respiratoria e cardiopatie, anche prima dei trasferimenti dagli ospedali post-epidemia, ossia tra l’8 e il 13 marzo. Così, per non lasciare nulla di intentato, gli inquirenti hanno suddiviso in tre aree le verifiche sulle cartelle: quelle dei decessi, quelle dei nuovi ingressi di pazienti, quelle degli anziani più gravi curati nella struttura senza essere portati nei pronti soccorso, come prevedevano le indicazioni regionali.

ISPEZIONI IN CORSO. Proprio le tre delibere approvate dall’amministrazione regionale e dall’assessorato al Welfare, Giulio Gallera, sono uno dei nodi principali dell’inchiesta. Si tratta di quella dell’8 marzo con cui la Regione ha previsto la possibilità di trasferire malati Covid-19 a bassa intensità nelle case di riposo, se queste risultassero in grado di garantire strutture autonome e isolamento del paziente. Quella del 30 marzo che ha garantito una retta da 100 euro alle case di cura che hanno accettato pazienti covid, col terribile sospetto che alcuni enti potrebbero aver celato l’assenza dei requisiti pur di incassare i finanziamenti. In ultimo la delibera XI/3018, con cui la giunta ha disposto il divieto di accesso nelle residenze per anziani ai familiari e dato indicazione di non trasferire nei pronto soccorso gli ultra 75enni ma di curarli direttamente nelle case di cura.

ALTRI GUAI. Ma c’è di più perché ormai quotidianamente spuntano, letteralmente in tutta la Lombardia, procure che aprono fascicoli. Dopo Milano, infatti, si è mossa quella di Bergamo che ha messo nel mirino la disastrosa gestione dell’emergenza nell’ospedale di Alzano Lombardo dove, per quella che appare come una serie di imprudenze e nonostante il parere del direttore generale, si è registrato uno dei maggiori focolai d’Italia. A queste procure si è accodata anche quella di Brescia che ha aperto nove fascicoli d’indagine, per epidemia colposa e omicidio colposo, per vederci chiaro sulle residenze per anziani della zona in cui sono esplosi in modo incontrollabile i casi di covid-19 e i relativi decessi.

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