La foto di Nicolas Sarkozy che varca i cancelli del carcere de La Santรฉ a Parigi per scontare la condanna a cinque anni (di cui uno giร esecutivo) segna un passaggio simbolico nella memoria europea sul rapporto tra potere e giustizia. Lโex presidente continua a definire il verdetto una ยซvendettaยป e promette ricorsi, ma intanto entra in cella, in isolamento e senza privilegi. Il suo messaggio su X โ ยซDormirรฒ in carcere, ma a testa altaยป โ incarna un doppio movimento: contestazione verbale del giudizio e sottomissione fisica alla legge. In Francia il corpo obbedisce, anche quando la voce protesta. Il potere puรฒ urlare allโingiustizia, ma si consegna prima di tentare di riscrivere le regole.
Il test francese: si contesta, ma si esegue
La Quinta Repubblica ha giร conosciuto presidenti e premier condannati: Jacques Chirac nel 2011 accettรฒ due anni con sospensione per fondi illeciti; Franรงois Fillon ha visto la sua carriera finire con la condanna nel โPenelopegateโ, pena sospesa ma politicamente definitiva; lโex ministro Jรฉrรดme Cahuzac scontรฒ la pena con braccialetto elettronico dopo le dimissioni. Marine Le Pen รจ oggi sotto appello dopo essere stata giudicata colpevole di uso illecito di fondi europei: parla di ยซdittatura giudiziariaยป, ma non puรฒ bloccare lโiter.
La stampa francese รจ divisa, ma Le Monde parla di ยซatto repubblicanoยป: la giustizia non รจ un optional negoziabile. Anche quando il linguaggio politico tenta la delegittimazione, lโarchitettura istituzionale tiene. Lโesecuzione della pena non รจ vissuta come una scelta, ma come un dovere che rafforza il principio di eguaglianza di fronte alla legge.
Italia: quando il processo diventa assedio
In Italia lo schema รจ diverso e si cristallizza nel berlusconismo. Dopo la condanna definitiva nel processo Mediaset, Silvio Berlusconi parlรฒ di ยซcolpo di Stato giudiziarioยป. Da allora la politica ha interiorizzato lo scontro con la giustizia come forma di identitร . Matteo Salvini definรฌ i magistrati ยซun cancro da estirpareยป, accusandoli di ยซfare campagna elettoraleยป. Matteo Renzi ha parlato di ยซmostro giudiziarioยป creato per distruggerlo. Il processo diventa narrazione di persecuzione, il ricorso uno strumento mediatico.
Le pene accessorie mostrano il divario: in Francia lโineleggibilitร รจ immediata e automatica; in Italia la legge Severino รจ terreno di battaglia politica e tentativi di deroga. Gli avvisi di garanzia diventano talk show, i rinvii a giudizio strumenti di propaganda, le sentenze il pretesto per invocare riforme โepocaliโ che ridisegnino i rapporti tra poteri dello Stato. Cosรฌ la condanna non conclude il ciclo giudiziario: lo apre, trasformandolo in un plebiscito sul consenso del leader. In Francia Sarkozy entra in cella e da lรฌ alimenta la narrazione del martirio; in Italia la condanna diventa lโoccasione per rovesciare il paradigma della responsabilitร .
LโEuropa che si consegna (anche urlando) alla giustizia
In Germania il presidente Christian Wulff si dimise nel 2012 solo allโapertura di unโindagine su un prestito di favore. Fu assolto nel 2014, ma la carriera era finita: la dignitร istituzionale prevalse sul verdetto penale. In Spagna il โcaso Gรผrtelโ portรฒ alla caduta del governo Rajoy dopo la condanna di esponenti del Partido Popular; lโex direttore FMI Rodrigo Rato รจ andato in carcere. In Croazia lโex premier Ivo Sanader ha scontato la reclusione per corruzione. In Romania il leader Liviu Dragnea รจ entrato in carcere dopo la definitiva, tra piazze che non chiedevano di fermare la giustizia, ma di applicarla.
In tutti questi casi la protesta politica esiste, ma resta dentro il recinto dello Stato di diritto, senza mettere in discussione lโobbligo dellโesecuzione. Lโidea che ยซnessuno รจ al di sopra della leggeยป non รจ uno slogan, ma un meccanismo operativo che si attiva indipendentemente dal rumore esterno.
La distanza italiana si misura nel momento in cui il leader condannato deve scegliere se consegnarsi o tentare di trascinare con sรฉ lโordinamento. Sarkozy varca i cancelli di La Santรฉ. LโItalia continua a chiedersi se varcarli significhi tradire il consenso, trasformando ogni processo in una guerra di logoramento contro la giustizia. In Francia la pena chiude il ciclo. In Italia lo apre. E finchรฉ la politica racconterร la legalitร come un confine mobile da piegare alla convenienza, lโassedio alle istituzioni resterร lโunico linguaggio che sopravvive alla condanna.