Da Roma a Milano, boom di truffe sulle mascherine. Prezzi gonfiati del 400%. Ogni giorno ne vengono sequestrate migliaia non a norma. Il business è in mano ai cinesi

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C’è chi non le ha. Chi le cerca disperatamente, come migliaia di cittadini e operatori sanitari, e chi, invece, ha trovato, nell’emergenza, il modo di sfruttarle per fare tanti danari, ovviamente illecitamente. E’ il caso delle mascherine, il nuovo business, che, stando ai risultati delle operazioni di polizia in corso in tutto il Paese, coinvolge direttamente la Cina e l’esercito dei suoi imprenditori che operano in Italia. Gli stessi che rifornivano i negozi, ora chiusi per epidemia, si sono specializzati nell’import di dispositivi di protezione e gel igienizzanti. Ovviamente non a non norma. Uno degli ultimi episodi, ma la lista è lunga, riguarda una partita di oltre 130mila mascherine monouso, non conformi alla normativa comunitaria e nazionale, trovate dalla Guardia di finanza di Roma in un magazzino al Prenestino. Erano nella disponibilità di una società riconducibile a un cinese, sorpreso davanti a un pc mentre stava addirittura riproducendo le etichette con il marchio CE.

Sempre nella Capitale, la Finanza ha sequestrato, ispezionando 16 negozi nei quartieri Tuscolano, Bufalotta, Torre Angela e Prenestino, altri 10mila tra gel igienizzanti e guanti, made in China e sprovvisti delle certificazioni rilasciate dall’Istituto superiore di Sanità e dall’Inail. I prezzi al dettaglio, ha scoperto la tributaria, in alcuni casi erano superiori del 400% a quelli di mercato. Le Procure di Roma e Velletri hanno denunciato 17 persone, per frode in commercio, manovre speculative su merci (anche mascherine con loghi e colori delle squadre di Serie A), detenzione per la vendita di capi con marchi contraffatti e ricettazione.

A Milano, ancora la Finanza, ha sequestrato in un magazzino di una ditta di servizi logistici, riconducibile a un imprenditore cinese, oltre 110mila prodotti illegali, tra cui 18mila mascherine, gel e guanti. Un altro carico da 70mila mascherine, 21mila filtranti (Ffp3) e 49mila chirurgiche, provenienti dalla Cina e acquistate da una società di Falconara Marittima, è stato intercettato all’Interporto di Bologna dalla Guardia di Finanza e dai funzionari delle Dogane. Merce sulla carta destinata a due ospedali in Campania e a un’associazione della Protezione civile in Umbria, ma il numero di dispositivi ordinati dalle strutture sanitarie e dai volontari era nettamente inferiore.

Questa mattina òa Polizia ha intercettato a Milano un carico di 20mila mascherine chirurgiche prive di certificazione, pronte per essere smerciate, interrompendone la compravendita. Gli agenti hanno notato in via Prina una donna cinese che con fare sospetto e guardingo, segnalava ad un italiano a bordo di un auto, come parcheggiare quest’ultima in corrispondenza di un furgone. La donna, aiutata da altro uomo cinese, e l’italiano hanno quindi avvicinato i rispettivi veicoli e dopo aver aperto le portiere, hanno trasbordato dal furgone all’auto 3 grosse scatole. I poliziotti sono subito intervenuti identificando i tre e verificando il contenuto delle scatole. Dal controllo è emerso che l’uomo, un italiano 42enne, titolare di un negozio di elettronica in un comune del Varesotto, stava acquistando 10mila mascherine chirurgiche dal cinese di 52 anni, grazie all’intermediazione della connazionale e che altri 10mila dispositivi, contenuti in altri cartoni all’interno del furgone, erano destinati ad altro acquirente. Tutte le ventimila mascherine, come negli altri casi, sono risultate prive di certificazione CE e sono state sequestrate.

Sono, invece, oltre 400mila quelle sequestrate nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Torino. I dispositivi di protezione erano stati importati illecitamente dai varchi doganali-aeroportuali (Malpensa e Ciampino) e illecitamente commercializzata in tutta Italia. A Torino i quartieri Aurora e Parella, Moncalieri, Orbassano, comuni della prima cintura torinese e Maddaloni nel Casertano il teatro delle operazioni che ha visto impegnati i finanzieri. Anche in questo caso, quattro imprenditori cinesi sono accusati di aver, in concorso tra loro, introdotto in Italia containers di mascherine protettive tipo FFP2 e chirurgiche. Nei loro piani c’era l’importazione con le stesse modalità di 5 milioni di mascherine, nell’arco di una settimana. A rivelarlo ai finanzieri è stato uno dei soggetti coinvolti nell’inchiesta che in caserma si è presentato a bordo di un’auto di grossa cilindrata, con vetri scuri e tanto di autista e interprete.