Da Tridico a Conte, a Salvini non ne va più bene una. Il Capitano le sta provando tutte per uscire dall’angolo in cui si è cacciato

di Antonio Pitoni
Editoriale

E niente, a Matteo Salvini non ne va bene una. Alle prese con lo scandalo dei furbetti del bonus Iva che, almeno finora, tra Parlamento e Regioni ha investito la Lega più di ogni altro partito, il Capitano le sta provando tutte, ma con scarso successo, per uscire dall’angolo in cui si è cacciato. Prima provando a scaricare sul presidente dell’Inps Tridico la responsabilità della fuga di notizie ad orologeria sui politici che hanno marciato sul sussidio da 600 euro destinato a chi, durante l’emergenza sanitaria, ha rischiato di non mettere insieme il pranzo con la cena.

Come se la colpa non fosse di chi ci ha provato ma di chi li ha beccati. Poi, da giorni, continua a sparare a zero contro “il Governo Conte e compagni” che a suo avviso “dovrebbero rispondere del sequestro di milioni di italiani e di un disastro sanitario, sociale ed economico senza precedenti”. Un vero e proprio tormentone rilanciato anche ieri non appena appresa la notizia, resa nota da Palazzo Chigi, di un avviso di garanzia ricevuto dal premier e altri sei ministri per un elenco sconfinato di reati, che vanno dall’epidemia e l’omicidio colposi all’attentato alla incolumità pubblica, alla Costituzione e contro i diritti politici dei cittadini.

Ma purtroppo per Salvini la Procura di Roma ha già chiesto l’archiviazione Conte & C. ritenendo evidentemente le accuse infondate. E l’unico processo per sequestro di persona, il reato di cui il Capitano ha accusato il premier, sarà proprio il suo. Il 3 ottobre davanti al Tribunale dei ministri di Catania per il caso Open Arms. Quando si dice l’ironia della sorte.