Dal Governo l’ennesimo bluff. Tradite anche le Partite Iva. Una modifica alla Manovra ora inguaia le imprese

di Stefano Iannaccone
Politica

Le Partite Iva non sono affatto serene. Perché il Governo sta proseguendo spedito verso l’introduzione della comunicazione trimestrale delle operazioni fatte. E non sono molto rassicuranti le promesse del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di intervenire sulla norma. Anche perché la storia insegna: la parola data dal premier non è stata rispettata con grande frequenza. Anzi. Il catalogo di giravolte è abbastanza ampio, tanto che nel Partito democratico non tutti si fidano più di lui. È il caso della minoranza dem che il 4 dicembre voterà No, perché non è stato assunto alcun concreto impegno sulla legge elettorale. Di fatto l’accordo trovato tra la segreteria del Pd e Gianni Cuperlo è bloccato: non è stato avviato alcun atto concreto in Parlamento. Insomma, al momento tutto è fermo alla buone intenzioni.

Garanzia blanda – Sulla questione Partite Iva, peraltro, Renzi si è esposto, ma ha evitato di sbilanciarsi troppo. “Le opinioni del Mef e i dati della ragioneria dello Stato dicono che con un metodo diverso come le comunicazioni trimestrali sarà più semplice incassare denaro perché si eviterà l’evasione”, ha detto il premier. “Ma dall’altro lato gli esercenti ci dicono ‘attenzione, perché sono un di più di adempimenti’. In fase di legge di Stabilità stiamo discutendo su che si può fare per combinare le due esigenze”, ha aggiunto. Un po’ come per la revisione dell’Italicum la questione è in stato di valutazione. E, considerato anche che in vista del referendum ha bisogno di creare il minor malumore possibile, in tanti manifestano un certo scetticismo rispetto alla volontà di fare degli interventi effettivi.

Duro colpo – Il decreto fiscale, già approvato alla Camera, contiene la norma sull’obbligatorietà di comunicazione delle Partite Iva, che diventa una vera mazzata per commercianti e imprenditori. Perché, nonostante le garanzie di non voler aumentare le tasse, la novità introdurrebbe un balzello per molte piccole e medie imprese. Certo, ora il provvedimento è all’esame del Senato che può apportare le modifiche. I segnali, però, non sono tanto positivi in questo senso: durante la discussione della manovra, in commissione Bilancio a Montecitorio, il Partito democratico ha bocciato gli emendamenti per ridisegnare la legge. “Sulla base dei rilievi raccolti noi avevamo proposto di introdurre una soglia, magari fino a 100mila euro, al di sotto della quale non introdurre l’obbligo trimestrale per salvaguardare una platea enorme di lavoratori e micro e piccoli imprenditori: ma nessuno ci ha dato ascolto” ha attaccato il deputato di Possibile, Luca Pastorino. Per il parlamentare ex Pd il quadro è complicato: “Migliaia di Partite Iva, soprattutto della fascia medio bassa con l’obbligo di comunicazione trimestrale si vedrebbero gravare da nuovi adempimenti e da nuovi costi di gestione”. E non sarebbe una tassa vera, ma comunque un costo.

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