Dal morbo di Crohn alla colite. Un esercito di 200mila italiani. Aumentano le malattie intestinali croniche. Colpa anche di stress, cibo e fattori ambientali

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Ormai sono le malattie del secolo dopo il cancro. Hanno un esordio in età giovanile e il picco più importante si concentra tra i 15 e i 35 anni. In Italia affliggono circa 200mila persone (2,5 milioni in Europa e 5 milioni nel mondo), impattando pesantemente sulla loro qualità di vita e limitandone anche diversi aspetti. Le Malattie infiammatorie croniche intestinali, meglio conosciute con l’acronimo italiano Mici o quello anglosassone Ibd (Inflammatory bowel diseases), sono patologie complesse a componente infiammatoria e andamento recidivante che interessano l’intestino. Le Mici sono diffuse in tutto il mondo ma i maggiori tassi di incidenza sono più comuni nei paesi industrializzati, sebbene più recentemente si stia osservando un incremento nei paesi emergenti.

Risposta immunitaria – Negli Stati Uniti circa 3 milioni di persone affette da Mici, 2 milioni anche in Europa. I meccanismi alla base dello sviluppo di queste patologie non sono ancora completamente noti ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile  a una incrementata attività della risposta immunitaria nei confronti di microorganismi presenti a livello dell’intestino; a questo si aggiunge il ruolo dei fattori ambientali, stress, qualità di vita e alimentazione.  Si tratta di patologie tipiche dell’età giovanile; difatti, sebbene possano presentarsi a qualsiasi età, il picco di esordio è generalmente compreso nella fascia tra i 15 e i 35 anni, con un incremento soprattutto negli adolescenti. Alcuni studi riportano, inoltre, un secondo picco di incidenza, tipicamente tra i 50 e i 70 anni. La sintomatologia può avere notevoli implicazioni di carattere psicologico e sociale e cambia di molto lo stile di vita. Il trattamento delle Mici si basa sull’utilizzo degli aminosalicilati (spesso utilizzati come prima linea nelle forme lievi-moderate di malattia), i corticosteroidi (che possono essere efficaci per la remissione della malattia ma il cui uso è limitato nel lungo termine per gli effetti collaterali e la dipendenza), gli immunosoppressori (utilizzati nel mantenimento della remissione e per evitare i corticosteroidi).

Diagnosi tempestive – Da circa vent’anni, l’introduzione per le forme più gravi, è la terapia con farmaci biologici, che nei pazienti che hanno fallito o non tollerano le terapie convenzionali, ha modificato il decorso delle Mici mostrandosi efficace nella guarigione della mucosa intestinale, nella riduzione dell’utilizzo di corticosteroidi e dei tassi chirurgici e di ospedalizzazione. Ma ancora non ci sono farmaci definitivi e i alcuni sintomi rimangono nonostante le cure. Ecco perchè la comunità scientifica, come emerso da una recente consensus, concorda sul fatto che il ripristinare una normale qualità di vita rappresenti l’obiettivo fondamentale del trattamento. E questo significa diagnosi tempestive e più specifiche e trovare una terapia che comporti meno complicanze possibili.