Dalla base un segnale chiaro. Il Movimento si riappropri delle sue battaglie storiche. Parla il senatore Croatti (M5S): “In Emilia e Calabria non è in gioco la tenuta del Governo”

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“Parliamoci chiaro: l’Emilia Romagna è la regione dove è nato tutto. è quella dove il sogno di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha preso forma e piazza Maggiore a Bologna ha ospitato il primo entusiasmante V-Day nel 2007”, ricorda il senatore M5S, Marco Croatti.

Cinque Stelle da soli alle Regionali. La rotta è chiara ma quale proposta alternativa contate di sottoporre al giudizio degli elettori e non temete un risultato deludente come in Umbria?
“La rotta è proprio quella: riappropriarci di noi stessi e delle nostre storiche battaglie. E riavvicinare chi in questi mesi si è allontanato”.

A Bologna, non c’era Bugani, contrario alla corsa M5S in Emilia. La sua assenza è stata una manifestazione di dissenso?
“Max non era presente per altri impegni. Lui era convinto che fosse più salutare una pausa in questa fase per il M5S. Pausa che poi è stata l’oggetto del quesito sottoposto ai nostri iscritti su Rousseau. La base però ha dato un segnale perentorio: il M5S dev’esserci alle regionali. Ma tra Bugani e Di Maio non c’è alcun fronte di dissenso. Anzi, lavorano entrambi di buona lena alla riorganizzazione del M5s, che partirà già da dicembre”.

Di Maio ha chiarito che lo statuto non consente alleanze con i partiti. Ma c’è chi chiede di interpellare Rousseau su una possibile intesa col Pd…
“L’interpretazione di Di Maio sullo statuto è stata la seguente: gli apparentamenti si possono fare solo con liste civiche. Nei continui contatti tra il capo politico e noi eletti con gli attivisti emiliano-romagnoli, è emerso chiaro il sentiment che vorrebbe una corsa solitaria, anche se c’è pure chi la pensa in maniera contraria e va rispettato. Per adesso abbiamo aperto le candidature: presto definiremo tutto, a partire dal programma”.

Di Maio esclude contraccolpi sul Governo nazionale. Ma se i voti dei 5 Stelle fossero decisivi per la sconfitta di Bonaccini, come potrebbe il Pd continuare a governare con voi come se nulla fosse?
“Quelle dell’Emilia Romagna, così come quelle in Calabria, sono elezioni regionali. E come tali vanno considerate. Negli altri paesi non si mettono in discussione governi sui risultati delle amministrative: la Merkel a quest’ora starebbe a casa da un pezzo in Germania. Non penso che il Pd farà cadere il governo nel 2020: sarebbe un assist colossale a Salvini e lo sanno. Siamo al governo per fare le cose che gli italiani ci hanno chiesto: noi come loro”.

Su stop alla prescrizione e carcere per gli evasori, le tensioni in maggioranza non mancano. Di Maio chiede un nuovo patto di Governo a pochi mesi dall’insediamento, non proprio la foto di una coalizione coesa…
“Il Pd e Italia Viva vogliono una prescrizione modello Berlusconi-Andreotti? Se è così, le chiacchiere stanno a zero: finché al governo ci siamo anche noi ciò è impossibile. Il M5s si batte da sempre per una riforma della giustizia che velocizzi i processi ma che non consenta scappatoie ai delinquenti. E anche sui grandi evasori la strada è tracciata: fanno danni incalcolabili al nostro paese, ed è giusto che paghino col carcere. Per il resto, con tutte le altre forze di maggioranza stiamo affrontando una manovra delicata ma con tante misura cruciali per la nostra economia. Poi a gennaio verrà rilanciata l’agenda di governo, come ha specificato anche Conte. Le cose da fare sono tante da qui al 2023, e questo paese necessita di una politica che ragioni su base pluriennale”.