Dalla Calabria al Veneto, ‘ndrangheta senza confini. Lupara bianca e armi nascoste nei freezer. Per i carabinieri i clan stavano progettando un altro omicidio

Non si ferma la battaglia della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. E con 12 fermi eseguiti all’alba di ieri dai carabinieri viene confermata la presenza stabile dell’organizzazione mafiosa calabrese anche nel Nord Italia. I provvedimenti, a carico di indagati ritenuti coinvolti nell’uccisione di Massimo Vona, 44 anni, scomparso nell’ottobre 2018 a Petilia Policastro e mai più ritrovato, sono stati infatti eseguiti tra Crotone e Verona.

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Per la Dda, l’allevatore assassinato non era un affiliato, ma con i suoi comportamenti “di autonomia o resistenza costituiva un ostacolo per la consorteria del posto”, cercando di scoprire chi gli aveva incendiato la stalla e fatto morire cento pecore. Vona, secondo l’Antimafia, è stato attirato in un tranello e ucciso, probabilmente con due colpi di fucile caricato a pallettoni, come dedotto da alcune intercettazioni.

I carabinieri ritengono inoltre che la locale di ‘ndrangheta stesse anche pianificando un altro omicidio e il procuratore Nicola Gratteri ha evidenziato che ha ampia disponibilità di mitra e kalashnikov, armi nascoste all’interno di frigo e congelatori sotterrati in svariati punti del terreno.

Nei confronti dei fermati sono state formulate accuse di omicidio, estorsione, usura, delitti in materia di armi, furto e danneggiamento seguiti da incendio, tutti aggravati dal metodo e dall’associazione mafiosa. Un’inchiesta coordinata da Gratteri e portata avanti dai sostituti Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino.

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