Dalla Cina col soldone

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Andrea Greco per Repubblica

Prosegue la campagna acquisti della Banca centrale cinese sulle blue chip italiane. Dal sito Consob è emerso che la People’s bank of China detiene il 2,014% di Generali, avendo violato il tetto che obbliga alla comunicazione il 31 luglio. L’assicuratore triestino si aggiunge così al portafoglio di partecipazioni rilevanti in grandi società quotate italiane raccolto nelle ultime settimane. Le più recenti sono il 2,081% di Telecom Italia, il 2,102% di Eni, il 2,071% di Enel, il 2,001% di Fiat e il 2,018% di Prysmian.

La partecipazione, del valore di mercato di 460 milioni, porta a 5,8 miliardi di euro il denaro puntato da Pechino sul recupero macroeconomico del Belpaese. Per la prima volta i cinesi hanno guardato a un gruppo finanziario, e se continuano così le prossime pedine potrebbero essere Unicredit e Intesa Sanpaolo. Generali, da due anni guidata dall’ad Mario Greco, è al culmine di una ristrutturazione che ha rilanciato il patrimonio e la redditività del gruppo, raddoppiandone la capitalizzazione di Borsa.

L’ultima partecipazione rotonda che è stata rilevata dalla Banca Popolare Cinese (Pboc) è quella in Telecom Italia, colosso nazionale della telefonia e proprietaria della rete fissa che percorre tutta la dorsale appenninica. È una partecipazione che si aggiunge a quelle acquistate lo scorso marzo in Eni ed Enel, ma anche all’investimento perfezionato la scorsa settimana da State Grid of China in Cdp Reti (la società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti che è socio di riferimento di Terna e Snam).

Nel tentativo di diversificare il proprio enorme surplus commerciale, Pechino da tempo sta guardando in misura crescente agli strumenti finanziari europei. E l’Italia sembra tra i paesi preferiti, come attesta anche la recente missione di Matteo Renzi in Cina. Negli ultimi cinque mesi vari investitori istituzionali cinesi di primo livello, a diverso titolo, hanno puntato oltre 5 miliardi sull’Italia scommettendo su aziende che hanno sì una presenza internazionale e un forte marchio, ma che sono anche molto legate ai consumi domestici, come nel caso di Telecom Italia ed Enel.