Dalla guerra ai Rom alla pace fiscale. Salvini lancia la rottamazione delle cartelle Equitalia sotto i 100mila euro. E fa impazzire di gioia l’Italia rimasta indietro con le tasse

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Guerra e pace. La guerra ai Rom, e la pace con gli italiani assediati dal Fisco per cartelle esattoriali e tasse non pagate. Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini ce l’ha nel programma da anni, ma adesso nella nuova veste di azionista forte del Governo la sua strategia rischia di fare impazzire di gioia il Paese. Tanti, anzi tantissimi, sono i contribuenti rimasti indietro con le imposte e la possibilità di arrivare a una definizione delle vecchie pendenze è in cima alla lista dei sogni proibiti. Quando si parla di azzerare questa montagna di debiti e contenziosi, c’è sempre chi si alza gridando sdegnato alla sanatoria. Ma in un Paese dove la maggioranza delle persone ha un problema, più che sanare la posizione di questi contribuenti va sanata l’inadeguatezza della pressione fiscale e delle norme che hanno portato a questa situazione. Perciò il numero uno del Carroccio cavalca un’onda che in altri tempi ha travolto gli autori di ogni iniziativa simile, mentre stavolta ad essere travolto è più facile che finisca chi si oppone. Perciò ieri alle celebrazioni della Guardia di Finanza, Salvini è andato dritto al punto: “Bisogna chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro. Bisogna liberare milioni di italiani incolpevoli”.
Per avvalorare la sua proposta, il segretario della Lega ha utilizzato i dati appena snocciolati dal rapporto delle Fiamme Gialle sugli evasori fiscali. “Dodicimila evasori totali sconosciuti al fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di due milioni di euro a testa. Onore alla Guardia di Finanza che li ha scovati – ha detto Salvini – ma ora tocca al Governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse e, da subito, chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse”.
Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è stato invece più cauto nelle dichiarazioni invocado prudenza. “Le sfide condizionate dalla particolare situazione economica dovranno essere affrontate nel segno della continuità con le politiche adottate nel passato per gestire al meglio il presente”, ha affermato Tria. Questo, ha continuato il ministro, “Per verificare l’aderenza delle strategie intraprese rispetto al contesto economico e giuridico fortemente e contraddittoriamente in continua evoluzione, nonché per pianificare con lungimiranza il futuro”. Nel Governo convivono dunque due anime, al di là di quelle politiche di Lega e Cinque Stelle: un’anima radicalmente riformista che oggi è interpretata a tutto campio da Salvini e un’anima conservativa, che ha nel ministro dell’economia e nella sua sponda più importante – il Quirinale – gli ultimi baluardi. Chi riuscirà alla fine a spuntarla? Di sicuro, quando si fanno i conti quello che fa la differenza sono i numeri. E qui c’è poco da stare allegri con 2.300 miliardi di debito pubblico e la continua necessità dello Stato di rifinanziarsi sui mercati, pagando un prezzo che a seconda del valore dello spread può trasformarsi in un salasso insopportabile.
Di sicuro, alla luce della situazione attuale, dare una via d’uscita a tutti quegli italiani che non hanno pagato le tasse per necessità e adesso si ritrovano con i beni pignorati, è una prova tangibile di fiducia nel futuro e di cambiamento col passato. La fiducia è quella che i contribuenti “liberati” – per usare le parole di Salvini – si rimettano all’opera, assumendo e facendo ripartire l’economia. Il taglio con il passato è invece la fine di una visione dello Stato esattore, che vessa i cittadini, anche quando le leggi costringono a pagare somme che non si sono neppure guadagnate, scoraggiando chi ha il coraggio di creare un’impresa o di svolgere un’attività professionale in un contesto economico proibitivo. un cambio di passo, insomma, che il Paese chiede fortemente e che ha contribuito a spostare il consenso verso M5S e Lega, oggi chiamati a non deludere i loro elettori.

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