Dalla Sanità ai più fragili: la Manovra taglia fuori gli ultimi

L'allarme principale sulla Manovra arriva dal mondo della Sanità: ignorate le richieste della categoria e delle Regioni.

Dalla Sanità ai più fragili: la Manovra taglia fuori gli ultimi

Dalla sanità alla pressione fiscale, dai più fragili alle banche. La Manovra, stavolta, scontenta davvero tutti. In una sola giornata Giancarlo Giorgetti ha incassato diverse bocciature alla sua ultima legge di Bilancio. Non solo per lo scontro sulle banche, ma anche per punti molto più critici perché riguardano da vicino le persone più in difficoltà. Il primo allarme è quello sanitario e lo lancia Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici, che parla di “risposte insufficienti per personale e sanità territoriale”. Le Regioni, ricorda, avevano chiesto 18 miliardi in tre anni e invece ne arrivano 3,4 che coprono gli aumenti dei costi energetici “ma non consentiranno altri interventi”, come la riduzione delle liste d’attesa o le nuove assunzioni.

L’allarme sulla sanità lo lancia anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, chiedendo una correzione alla Manovra per evitare “uno scontro fra Regioni, tra Nord e Sud”, per la mancanza di risorse. Le critiche di de Pascale riguardano anche la card da 300 euro per gli anziani, definita una “falla con la quale crolla il muro”: con quei soldi più quelli del bollo auto si potevano accontentare le richieste delle Regioni sulla sanità, invece ignorate. D’altronde che sulla sanità ci sia un’emergenza lo conferma anche la ricerca Ipsos-Acri che mostra come il 45% degli italiani spenda i suoi risparmi per visite e cure mediche e il 25% per assistere gli anziani. E, non a caso, proprio il presidente dell’Acri, Giovanni Azzone, sottolinea che le fondazioni bancarie sono rimaste sorprese per l’aumento della pressione fiscale che porterà a rinunciare a progetti di filantropia “per 20mila ragazzi Neet (che non lavorano né studiano) o di autonomia per 2000 persone disabili”. Pagano i più deboli, non solo le banche.

Manovra, allarme sulla Sanità ma il governo litiga con le banche

Proprio sul contributo delle banche si consuma poi un nuovo scontro tra governo e mondo finanziario. A tornare alla carica è prima di tutti Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, che rimanda una valutazione completa della Manovra a quando ci sarà il testo, ma il “mosaico di dichiarazioni degli esponenti del governo è preoccupante”, con un aumento della pressione fiscale e con misure che “ricadrebbero sugli azionisti”. Patuelli invita il governo a una riflessione supplementare, ma Giorgetti sembra non essere disposto ad ascoltarlo e anzi risponde direttamente: “Lo Stato ha aiutato il sistema bancario con garanzie e Gacs, ora il sistema bancario ha il dovere di aiutare lo Stato nell’ultimo miglio decisivo”.

Per Giorgetti siamo su una “barca da proteggere in caso di burrasca” e il messaggio a Patuelli è chiaro: “Siamo sulla stessa barca”. Nel dibattito sulle banche si inserisce anche l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ritiene sia necessario “il giusto equilibrio e la giusta equità di trattamento” verso tutti i soggetti, mentre oggi “vedo una concentrazione solo sul settore bancario”. Insomma, dai fragili al mondo della finanza, la Manovra scontenta tutti.