Dalle Aule del Parlamento a quelle del Tribunale: dopo Grillo e Di Maio, il Pd querela pure Sibilia

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Il Partito democratico cala il tris contro il Movimento 5 Stelle: dopo il leader Beppe Grillo e il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, ha deciso di querelare anche il deputato Carlo Sibilia. In pochi giorni la tensione tra Pd e M5Stelle è esplosa con una serie di azioni legali annunciate da Largo del Nazareno, attraverso il tesoriere Francesco Bonifazi. Una volta il confronto politico avveniva nelle Aule parlamentari. Con scontri verbali anche molto duri. Ma i tempi cambiano e ora sono sempre più le Aule dei Tribunali a dover dirimere le querelle politiche. Così l’ultimo in ordine cronologico a essere citato è il parlamentare campano. Che ha usato parole di fuoco: “Il Governo è permeabile e a vario titolo i suoi membri sono citati nelle carte delle indagini e nelle intercettazioni”. Quindi, secondo il Sibilia pensiero, l’Esecutivo sarebbe “completamente collegato alla criminalità organizzata” e non fa “gli interessi dei cittadini”.

La risposta del Pd a Sibilia
“Il M5S e i suoi parlamentari oramai ricorrono ad una costante e violenta aggressione verbale con indebiti, gratuiti ed offensivi accostamenti che travalicano i limiti accettabili del confronto politico”, ha affermato il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, replicando a Sibilia. “Il Partito democratico intende tutelare nelle apposite sedi l’onorabilità dei i suoi rappresentanti e delle istituzioni stesse dalla costante denigrazione messa in atto dai parlamentari del Movimento 5 stelle”, ha aggiunto l’esponente dem. Specificando infine: “Il ricavato delle querele lo destineremo alle associazione che sono in prima linea nella difesa della legalità e contro le mafie. Siamo sicuri che l’on. Sibilia saprà rinunciare all’immunità parlamentare per rispondere di fronte ai giudici delle sue dichiarazioni”.

I precedenti con Grillo e Di Maio
I giorni sono molto caldi sul fronte della polemica tra Pd e 5 Stelle. In una settimana era già stata annunciata la querela a Di Maio e Grillo, parlando di “azioni sia civili che penali perché è stato passato il segno di ciò che può essere oggetto del confronto politico”. D’altra parte i pentastellati non si sono scomposti. Anzi, il vicepresidente della Camera ha replicato:”Potremo stabilire davanti al giudice se il PD prende finanziamento elettorale dai petrolieri”. Per il fondatore del Movimento è invece “tutta una finta” perché “le querele sono un modo di andare in televisione e dire quereliamo, poi i presupposti non ci sono. Io non ho parlato del Pd, ho parlato di un governo che è sporco con le mani di petrolio, non c’è nessun reato in quel che ho scritto nel blog”. E quindi vogliono far “credere a voi in televisione che la notizia è Grillo che spara cazzate, dice parolacce”, ha sostenuto l’ex comico genovese.