Dalle Ong all’antimafia, violentata la nostra fiducia. Angeli e demoni nell’epoca delle fake news. Così dilaga il complottismo

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Sembravano i buoni e invece erano i cattivi. Anzi, i cattivissimi, perché quando ci si affida a chi è paladino di carità, o di umanità, o di giustizia, veder tradita la fiducia è una lezione scioccante. Casi come quelli dei preti pedofili, orchi da sacrestia che le famiglie dei giovani abusati consideravano le mani più sicure nelle quali riporre i loro ragazzi, hanno allontanato dal clero milioni di fedeli nel mondo. Di più stretta attualità è lo scontro di religione attorno alle Organizzazioni non governative (Ong) che soccorrono i migranti nel Mediterraneo. Strutture che hanno un alto riconoscimento sociale per le loro azioni compassionevoli, con le quali salvano migliaia di persone. Nel sottobosco dell’informazione, dove verità e fake news si fondono in una salsa spesso indigesta, da tempo circolava la suggestione di rapporti inconfessabili tra qualcuna di queste strutture e il terrorismo o i mercati di uomini. Veder trasformare tali ipotesi in interventi e indagini della magistratura ha fatto crollare la simpatia verso queste organizzazioni, come testimonia l’allarme sul calo delle donazioni spontanee con cui le stesse Ong si sostengono.

Gli angeli che sfidano il mare aperto per gettare un salvagente ai poveri naufraghi sarebbero invece i demoni con cui gli scafisti concordano il carico da far sbarcare sulle nostre coste. Il bene che nasconde l’altra faccia del male, lasciando sconcertati, e anche per questo dividendoci in tribù agguerritissime: da una parte gli irriducibili di Gino Strada & Company e dall’altra i cinici ultrà di un complottismo senza il quale nei salotti si passa solo per disinformati e sciocchi. D’altra parte un consiglio che davano gli antichi a chi voleva nascondere bene qualcosa era di mettere l’oggetto da occultare davanti agli occhi di chi cerca. Così se ci si vuole arricchire pretendendo da qualcuno il pizzo, la cosa più facile è denunciare il dilagare delle estorsioni. Lo hanno capito i comitati antiracket nati decenni fa e la lezione evidentemente funziona ancora, visti gli arresti di venerdì a Lecce. Secondo le accuse, supportate solidamente dai filmati delle forze dell’ordine, la presidente dell’associazione contro le estorsioni in combutta con altri dirottava finanziamenti pubblici e si faceva restituire in contanti parte dei soldi percepiti dallo Stato per darli ai dipendenti. Una schifezza, a cominciare dall’intervento pubblico che se la smettesse di distribuire a chicchessia soldi dei cittadini magari potrebbe tassarci tutti meno e così consentire di far partire attività legali capaci di sottrarre manovalanza alla criminalità. Senza scomodare Sciascia e la dittatura dell’antimafia in terra di mafia, distinguere buoni e cattivi è sempre più insidioso. E porta con se un cancro mortale: farci perdere fiducia nel prossimo, portarci a vedere nero anche dove c’è solo bianco. Farci indossare a tutti un’armatura con la quale non prenderemo mai fregature. Diventando però inconsapevolmente delle marionette di latta. Forti quanto vogliamo ma diffidenti e senza disponibilità verso il prossimo. O se vogliamo dirla tutta, senza umanità.

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