Dall’Efim alla Sir di Rovelli. Un Tesoro da Prima Repubblica. A via XX Settembre valzer di nomine in Ligestra. La controllata alla prese con liquidazioni infinite

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Roba che riporta all’Efim e alla Sir di Nino Rovelli. Se si prova a scoperchiare il pozzo delle nomine di Stato in programma per le prossime settimane ci si rende conto che il ministero dell’economia, oggi guidato da Pier Carlo Padoan, ha ancora in pancia una buona fetta di Prima Repubblica. Una fetta la cui digestione, tra scandali, perdite e debiti dell’epoca, ancora oggi risulta difficilissima. Qualche giorno fa, per dire, sono stati designati i componenti dei nuovi Consigli di amministrazione di Ligestra srl, Ligestra Tre srl e Ligestra Quattro srl. Di che si tratta? Semplice di tre società controllate da Fintecna, e quindi in ultima analisi dalla Cassa Depositi e Prestiti. Queste società, a partire dalla metà degli anni 2000, hanno ereditato patrimoni e liquidazioni di un’incredibile serie di carrozzoni della Prima Repubblica.

I NOMI – Si prenda Ligestra srl, a capo della quale è stato confermato nel ruolo di Ad Alessandro La Penna mentre è stato nominato come presidente Riccardo Teddei, direttore generale della controllante Fintecna. Secondo quanto stabilito nel 2007 dall’allora Governo Prodi, a Ligestra è stato trasferito il patrimonio ex Efim (Ente Partecipazioni e Finanziamento Industria Manifatturiera), in pratica una delle finanziarie del vecchio sistema delle partecipazioni statali. Un carrozzone che era arrivato ad accumulare montagne di partecipazioni e di debiti, questi ultimi per circa 3.500 miliardi di lire, un’incredibile mangiatoia politica che venne messa in liquidazione nel lontano 1992. A Ligestra, tra l’altro, venne affidata anche la liquidazione di ben 23 società direttamente controllate dall’Efim. Classici nomi da epoca delle partecipazioni statali: Almax, Alucasa, Alumix, Alutecna, Alures, Breda Progetti e Costruzioni, Comsal, Ecosafe, Efimdata, Efimpianti, Etnea Vini, Istituto Ricerche Breda, Metallotecnica Veneta, Nuova Comsal, Nuova Safin, Nuova Sopal, Olisud, Reggiane Omi, Safimgest, Sardal, Sistemi e Spazio, Termomeccanica italiana. Ebbene, a distanza di 24 anni alcune di queste liquidazioni sono state archiviate, ma altre devono ancora completarsi. Segno di quanto sia difficile uscire da quelle “sabbie mobili”. Poi c’è la Ligestra Tre, sempre controllata da Fintecna, la cui assemblea ha indicato sempre Taddei come presidente e Manlio Borrelli (responsabile area legale di Fintecna) come amministratore delegato. Questa società dal 2010 gestisce il patrimonio del Comitato per l’intervento nella Sir, istituito all’epoca per rimediare con l’intervento dello Stato al dissesto della Sir, l’impero chimico di Nino Rovelli. Così come gestisce ancora la liquidazione della Rel, la vecchissima finanziaria per l’elettronica. Per la serie: incredibile ma vero.

NON FINISCE QUI – Ancora, sempre sotto il controllo di Fintecna c’è Ligestra Quattro, a capo della quale è stato designato La Penna affiancato da altri due consiglieri. In questo caso parliamo del veicolo al quale dal 2014 è stata affidata la liquidazione dell’ex Cinecittà Luce. Nei prossimi giorni i Consigli di amministrazione si riuniranno per formalizzare le nomine. Ma al gruppo si deve aggiungere anche Ligestra Due, sebbene non abbia gli organi in scadenza, società che nel corso del 2009 ha avuto in gestione il patrimonio dei cosiddetti “enti disciolti”, relativo a 148 enti in liquidazione caratterizzati da un elevato contenzioso e da un significativo patrimonio immobiliare. Insomma, come si vede una buona parte di Prima Repubblica “economica” sta ancora facendo pesare la sua ingombrante eredità al ministero dell’economia, in particolare alla Cassa Depositi e Prestiti oggi guidata dal presidente Claudio Costamagna e dall’amministratore delegato Fabio Gallia. Per carità, va detto che in questi anni Fintecna e Ligestra si sono trovate davanti un “mostro” partorito dalle degenerazioni dalle Prima Repubblica e sono riuscite a chiudere diverse liquidazioni. Ma non può non far riflettere come, nel caso Efim, a 24 anni dalla liquidazione (24 anni!) ci siano ancora società pubbliche di Stato impantanate in quella pratica.

Twitter: @SSansonetti