Damasco, continuano le atrocità. Video choc: i ribelli giustiziano i soldati fedeli ad Assad

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di Yulia Shesternikova

Video-choc di un’esecuzione sommaria di soldati lealisti in Siria. Il sito del New York Times ha pubblicato le immagini che mostrano nove ribelli siriani che si apprestano a giustiziare sette soldati lealisti dell’esercito di Assad, inginocchiati a torso nudo ai loro piedi. A dare l’ordine di esecuzione è il comandante Abdul Samad Issa. I nove ribelli, in piedi dietro ai prigionieri, sono armati di Ak-47. I fotogrammi che riprendono il momento dell’uccisione sono stati oscurati e si sente solo l’audio degli spari mentre le didascalie spiegano che i cadaveri verranno poi gettati in un pozzo. Intanto gli osservatori di tutto il mondo aspettano col fiato sospeso la mattina del 9 settembre quando l’Amministrazione Obama chiederà al Congresso di approvare il testo di autorizzazione per l’uso della forza militare in Siria. Mentre la popolazione siriana continua a subire gli attacchi terroristici da parte dei ribelli del fronte Al-Nusra che ieri hanno preso di mira il paese cristiano di Maaloula, che si trova a nord-est della capitale Damasco. Diversi colpi di mortai e razzi di fabbricazione locale vengono lanciati dai terroristi sui monasteri di Santa Takla, Santo Elias e Saint George. Sono ancora in corso combattimenti con l’esercito siriano che ha respinto l’attacco. Il corpo di un chirurgo siriano che lavorava per l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere è stato trovato due giorni fa nella provincia di Aleppo. Si chiamava Muhammad Abyad e aveva solo 28 anni. Poche ore fa un’autobomba esplosa nella zona Sumaria nei pressi di Damasco, uccidendo 6 persone e ferendo decine. La situazione in Siria sta precipitando, le tensioni sempre più in aumento dopo che gli Stati Uniti hanno mandato le navi da guerra verso la Siria minacciando di bombardare alcune aree del Paese.
Secondo le notizie particolari che arrivano dalla fonte libanese Al Manar tv che fino ad oggi sono state tenute in segreto, un esperto militare in un’intervista allo stesso canale ha raccontato che il motivo del ritardo nella partenza dell’attacco da parte del presidente Obama sulla Siria non è stato quello presumibile di attendere il voto del Congresso.