Il ddl Zan supera il primo round. Al Senato tiene l’asse giallorosso. Palazzo Madama respinge le pregiudiziali di Lega e FdI. Iv vota con Pd e M5S, ma insiste per cambiare la legge

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Il Senato non ha approvato le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentati da Lega e FdI al controverso Ddl Zan (qui il testo), che oramai è diventato un vero e proprio terreno di scontro fra le forze politiche che sostengono il governo Draghi. La votazione nominale con scrutinio elettronico si è conclusa ieri con 136 contrari, 124 favorevoli e 4 astenuti (anche Italia Viva ha votato contro) e non ci sarà nessun rinvio in commissione: primo round vinto dagli ex giallorossi, dunque, ma rappresenta solo il primissimo step di un iter che si preannuncia comunque irto di ostacoli, dopo settimane di ostruzionismo e polemiche.

Oggi l’Aula è convocata per le sospensive, mentre il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato per martedì prossimo ma il clima rimane incandescente: ieri aprendo il dibattito, il presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari ha subito chiesto subito alla presidente del Senato Elisabetta Casellati di sospendere la seduta e convocare la conferenza dei capigruppo per verificare la possibilità di trovare ancora un’intesa. “In 15 giorni si può arrivare a un testo condiviso e votare ad ampia maggioranza un testo migliore senza le criticità tecnico giuridiche.

Nel testo ci sono nodi giuridici, non ideologici”, l’appello per arrivare ad una mediazione su un testo condiviso ed epurato dagli articoli più contestati dell’esponente del Carroccio, rilanciato anche negli interventi successivi di Matteo Salvini e di Matteo Renzi. Casellati ha accolto con favore la richiesta, dando ordine di sospendere la seduta, ed è scoppiato come prevedibile il caos in Aula ma dopo oltre un’ora di riunione dei capigruppo la seduta riparte senza stravolgimenti. Una volta accantonate le questioni tecnico-procedurali, inizierà però la vera partita politica e i numeri saranno fondamentali. I 17 senatori renziani, con i 6 delle Autonomie, sono determinanti, sia per approvare il Ddl in via definitiva senza modifiche che per licenziarlo cambiandone il testo.

“Siamo a un passo, a un centimetro”, afferma il leader di Iv, rivolgendosi all’emiciclo di Palazzo Madama: “O voi fate di quest’Aula un luogo dove gli ultrà si confrontano e non si porta a casa il risultato, perché tutti sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è un rischio per tutti, o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo”. Tira ancora in ballo i possibili franchi tiratori, Renzi, e chiede un accordo che non deve essere solo nel merito ma anche nel metodo. E quindi “va chiesto a tutte le forze parlamentari non solo di andarsi incontro, ma di fare un patto politico perché alla Camera questa legge, se dovesse venire modificata dal Senato, possa essere approvata nel giro di due settimane. Il mio è un appello, ed è semplice – conclude – si faccia un accordo sui punti legati agli articoli 1, 4 e 7. E fatto l’accordo si chieda di portare la discussione alla Camera entro 15 giorni”.

Esattamente le richieste di Salvini: “Poniamo da parte la bandiera, l’ideologia, i paraocchi, e chiudiamola qua. Approviamo tutti insieme in un mese una legge che questo paese si merita”. Una corrispondenza di amorosi sensi non particolarmente gradita al Pd, anche perché per la capogruppo Simona Malpezzi “Il voto sulle pregiudiziali dimostra che anche al Senato c’è una maggioranza che può tranquillamente approvare il Ddl Zan. Avanti per estendere tutele e diritti delle persone”, scrive sui suoi social. Più realista il capogruppo pentastellato Ettore Licheri che ammette: “Stiamo lavorando per provare a scongiurare lo slittamento a settembre”. Effettivamente il rischio di rimandare tutto dopo la pausa estiva c’è eccome.