De Benedetti non affonda mai

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di Monica Tagliapietra

Non tutti gli imprenditori sono uguali. C’è chi è più uguale di altri, magari perché da una vita legato a doppio filo ai poteri forti. O magari lui stesso un potere fortissimo. È il caso di Carlo De Benedetti, che con la sua Sorgenia ha accumulato debiti per 1,9 miliardi di euro. Abbastanza per fare uno di quei crac che restano nella storia. De Benedetti però non fallirà. Le banche oggi dovrebbero annunciare il piano di salvataggio: i debiti saranno trasformati in azioni, la società in profondo rosso finirà in mano agli istituti di credito e per chi l’ha portata sull’orlo del baratro niente crac.

Il piano
La holding Cir, della famiglia De Benedetti, perderà dunque il controllo della società dell’energia. Ma non coprirà il buco. A togliere le castagne dal fuoco alla tessera numero 1 del Pd hanno pensato Montepaschi, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi,Unicredit, Bpm, e altre 13 banche creditrici. Il progetto prevede la conversione di 600 milioni di debito in azioni, che porterebbe gli istituti di credito ad avere quasi il 100% del capitale di Sorgenia. Una soluzione che ha visto molti creditori perplessi, soprattutto dopo l’indisponibilità della Cir ad aumentare l’impegno nel salvataggio della controllata, immettendo più degli appena 100 milioni promessi, nell’ambito di un aumento di capitale da 190 milioni che avrebbe fatto restare il gruppo al 52,9%. Per tenere in piedi Sorgenia servono però subito centinaia di milioni e dal Monte dei Paschi, che ha già i suoi problemi ed è esposto per 600 milioni, a Unicredit (esposto per 180) nessuno ha dato disponibilità a rifinanziare la società energetica.

Tempi lunghi
Con questo piano le banche arriveranno al pieno controllo di Sorgenia. I tempi, però, non saranno brevi. Il Cda dovrà dare l’ok alla proposta di conversione e poi dovrà convocare l’assemblea degli azionisti per il via libera finale. Nell’immediato dovrebbe restare al suo posto l’attuale amministratore delegato, Andrea Mangoni, per assicurare la continuità industriale. Le banche dovrebbero poi mettere in vendita tutte le attività nelle energie rinnovabili e risolvere il problema della centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, sequestrata dalla Procura di Savona.

Un affare finito male
Così per De Benedetti finisce male anche l’avventura nell’energia (dopo quella in Olivetti, nella Sme, in Société Générale, ecc). Lungo in quest’ultimo caso l’elenco degli errori che ha portato al flop. Sorgenia venne costituita per partecipare all’acquisto dall’Enel della centrale termoelettrica di Vado. L’azienda ha poi costruito quattro centrali termoelettriche a ciclo combinato di ultima generazione. Per puntare infine, con il piano industriale 2011-2016, a una nuova fase del processo di crescita e sviluppo, mantenendo un basso profilo di rischio. Erano previsti il quadruplo dei clienti nel mercato residenziale, ulteriori investimenti nei mercati dell’energia, delle fonti rinnovabili e dell’esplorazione e produzione di idrocarburi. In 34 mesi, però, Sorgenia è passata da una solida situazione patrimoniale al disastro.