De Girolamo, pressing del Pd

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di Fausto Cirillo

Il Pd va in pressing sul ministro De Girolamo e porta il caso nell’aula della Camera. Lo fa con un’annunciata interpellanza, depositata ieri sera, con cui chiede alla titolare dell’Agricoltura di spiegare i suoi comportamenti. Nel testo firmato da Nicodemo Olivero, Michele Anzaldi, Andrea De Maria, Massimo Fiorio e Mino Taricco si può leggere che se «sebbene ad oggi gli investigatori della Guardia di Finanza sottolineano che dagli atti non emerga nulla di penalmente rilevante a carico del Ministro De Girolamo, è tuttavia evidente che laddove le circostanze messe in luce dalle registrazioni venissero confermate da successive indagini, queste mostrerebbero comportamenti decisamente inopportuni dal punto di vista politico e rivelerebbero da parte del Ministro una gestione sconveniente di un ufficio territoriale della Asl, vale a dire un presidio di sanità pubblica».

L’iniziativa parlamentare ha così ulteriormente alzato la tensione con gli alleati del Nuovo centrodestra, che con il capogruppo Enrico Costa ha risposto a sua volta con un’altra interpellanza al ministro, nella quale chiede come «intenda tutelare la sua immagine e le basi dello Stato di diritto nei confronti del soggetto che si è reso responsabile delle registrazioni abusive di cui è stata vittima». La decisa polemica sulle riforme tra Dem e il partito di Alfano si riversa quindi anche sul caso De Girolamo. E senza esclusione di colpi, con un Matteo Renzi pronto a sottolineare la diversità di stile tra la De Girolamo e l’ex titolare del Ministero per lo Sport: «In effetti Josefa Idem si è dimessa dimostrando uno stile profondamente diverso» ha detto il segretario Pd chiarendo comunque che il suo partito prenderà posizione in base a quello che il ministro spiegherà in aula e a quello che deciderà il premier Enrico Letta. A difesa del ministro delle risorse agricole arriva però un altro Pd, il marito Francesco Boccia che ribadisce il massimo rispetto per la magistratura nella convinzione della correttezza della moglie. «Poi – aggiunge – ciascuno risponderà ai magistrati di ciò che ha fatto e detto». Purtroppo Boccia dimentica (e non è certo il solo) che in politica dovrebbe valere la regola delle dimissioni per mera opportunità politica e non soltanto a seguito di un provvedimento da parte della magistratura.

Gli sviluppi dell’inchiesta

Peraltro, proprio sul piano più strettamente giudiziario della vicenda, va segnalato che ieri in mattinata si è svolta una breve udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli per stabilire se revocare o confermare l’obbligo di dimora nei confronti di Felice Pisapia, l’ex direttore amministrativo della Asl di Benevento accusato di truffa e malversazione nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di nomine e appalti. In attesa della decisione del collegio presieduto da Mariella Montefusco, l’interesse è tutto concentrato sui nuovi documenti depositati dall’avvocato Vincenzo Regardi, legale del dirigente della Asl beneventana. Si tratta di altri colloqui registrati all’insaputa degli interlocutori da Pisapia, parte dei quali sono da tempo all’esame della procura di Benevento. Pisapia aveva infatti consegnato le registrazioni in cui il ministro – durante conversazioni risalenti al 2012 quando non faceva parte della compagine governativa – avrebbe, tra l’altro, esercitato pressioni per le assegnazioni degli appalti relativi al 118 e al bar interno all’ospedale Fatebenefratelli (affidato a una cugina della Di Girolamo). La procura beneventana delegò alla Guardia di Finanza gli accertamenti sui colloqui e gli investigatori in una informativa conclusero che non si ravvisavano elementi penalmente rilevanti. La De Girolamo non risulta infatti indagata nell’inchiesta. Ieri il penalista ha consegnato ai giudici altre registrazioni, riguardanti in particolare colloqui avuti con il direttore generale della Asl, Michele Rossi, indicato come persona vicina al ministro delle Politiche agricole. Il compito della procura di Benevento resta ora quello di accertare l’esistenza di un «direttorio politico-partitico», ravvisato dal giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Un sistema illegale che, a giudizio del gip, avrebbe condizionato le scelte in materia di appalti e nomine.

 

Esposto per violazione della privacy

Ecco perché i giudici daranno torto al ministro

di Vittorio Pezzuto

Il ministro De Girolamo è passata ieri al contrattacco non solo sul piano politico ma anche sotto il profilo legale, dando mandato ai suoi avvocati di predisporre un esposto da inviare alla magistratura di Benevento e al Garante per la Privacy «in relazione alla captazione illecita di conversazioni registrate abusivamente in un colloquio al quale partecipava la sottoscritta, allora deputato della Repubblica Italiana, nonché alla loro divulgazione attraverso i mezzi di informazione. Congiuntamente si chiederà di chiarire le responsabilità di tutti coloro che con atti e fatti gravemente lesivi della mia privacy hanno tentato di ledere la mia immagine e la mia onorabilità».

Iniziativa comprensibile, che però rischia di infrangersi contro la giurisprudenza costante e pacifica della Corte di Cassazione, che da tempo ha stabilito come tale tipo di attività sia del tutto legittima e, di conseguenza, utilizzabile come prova purché la registrazione sia posta in essere per iniziativa di un interlocutore partecipante alla conversazione. In particolare, i giudici hanno evidenziato come la divulgazione del contenuto della registrazione, anche se effettuata all’insaputa dell’altro interlocutore, non incida sulla libertà e segretezza delle comunicazioni. Tale attività, infatti, non costituisce un’intromissione dall’esterno in ambiti privati inviolabili, ma coinvolge solo l’interesse alla riservatezza, non tutelato costituzionalmente e, in ogni caso, soccombente rispetto all’interesse pubblico all’accertamento della verità (v. Cass., Sez. I, 2 marzo 1999, n. 7239). Inoltre, tale tipo di attività non è in alcun modo riconducibile alla nozione di intercettazione (espressamente vietata nel caso di parlamentari come la De Girolamo) ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente (v. Cass., Sez. VI, 9 febbraio 2005, n. 231049). In questo caso, infatti, si è in presenza di dichiarazioni diverse da quelle rese all’autorità giudiziaria o alla polizia in veste propria, poiché non è ipotizzabile che un privato possa trovarsi investito di funzioni di polizia giudiziaria, né che sia tenuto, in caso di colloquio con persona che gli riveli fatti rilevanti sul piano penale, ad ascoltarlo solo dopo avergli assicurato le garanzie previste per l’imputato (v. Cass., Sez. VI, 8 aprile 1999, n. 6037).