Il governo ha varato un decreto contro il caro bollette e nel farlo ha allungato di tredici anni la vita delle centrali a carbone. Tanto per capirci.
Il decreto bollette, approvato dalla Camera il 31 marzo con 157 voti favorevoli e 93 contrari, arriva al Senato dove dovrร essere convertito entro il 21 aprile. Cinque miliardi di euro totali, dice Palazzo Chigi. Un’emergenza energetica reale, aggravata dalla guerra in Iran che ha fatto salire il costo del gas di oltre il 50% rispetto a febbraio secondo il Codacons. Il testo era stato scritto prima che quella guerra scoppiasse, e si vede.
Centoquindici euro e poi basta
La misura simbolo รจ un bonus una tantum di 115 euro per le famiglie con Isee fino a 9.796 euro, una platea di circa 2,6 milioni di nuclei. Per chi ha un Isee fino a 25mila euro ci sono contributi volontari delle aziende venditrici, che possono usarli anche a fini pubblicitari.
Federconsumatori ha chiesto per anni di riformare il sistema dei bonus, e ha ottenuto che le aziende ne facessero uno strumento di marketing. Solo che l’anno scorso il bonus equivalente era quasi il doppio, con la soglia Isee a 25mila euro per tutti. Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, l’ha definito ยซun provvedimento del tutto insufficiente, estemporaneo e destinato a non produrre effetti realiยป.
L’Arera ha giร certificato un aumento dell’8,1% della bolletta elettrica per gli utenti vulnerabili a partire da aprile. L’Unione nazionale consumatori stima che una famiglia media pagherร 622 euro in piรน all’anno. Il bonus da 115 euro copre circa un quinto di quella cifra, e vale solo per quest’anno.
Il carbone che non doveva esserci piรน
La parte piรน clamorosa riguarda le centrali a carbone. Con un emendamento a prima firma Lega, sottoscritto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Azione, il phase-out previsto per dicembre 2025 dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima รจ stato spostato al 2038: tredici anni di proroga. Le quattro centrali coinvolte sono quella di Brindisi e Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, e le due sarde di Sulcis-Portovesmeย e di Fiume Santo per circa 4,7 gigawatt complessivi.
Solo che Brindisi รจ ferma dal 2024. Civitavecchia ha prodotto 0,3 terawattora nel dicembre 2024 e poi niente nel 2025. Entrambe hanno perso l’autorizzazione ambientale il primo gennaio 2026: riattivarle richiederebbe una nuova autorizzazione integrata ambientale, un iter che dura anni. Il ministero calcola che avrebbe senso riattivarle solo se il prezzo del gas salisse oltre i 70 euro al megawattora, quando oggi si aggira intorno a 55.
Il costo per mantenerle semplicemente disponibili รจ stimato in circa 100 milioni di euro l’anno, senza che sia ancora chiaro dove si trovino le risorse. Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf hanno parlato di scelta “grave, incoerente e a rischio di illegittimitร costituzionale”.
Il M5S l’ha definita ยซun atto irresponsabile e miopeยป. Nel giugno 2023 il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva dichiarato che l’intenzione era ยซarrivare ad abbandonare il carbone entro il ’25 o anche primaยป. Adesso quell’obiettivo รจ slittato di un decennio: basta un emendamento in un decreto bollette, approvato in commissione con i voti di quattro gruppi parlamentari.
Il governo ha posto la fiducia alla Camera blindando il testo, poi ha incassato 203 voti favorevoli e 117 contrari. Il decreto arriva al Senato intoccabile, da convertire entro il 21 aprile. Poi diventerร legge, carbone compreso.
Una crisi energetica reale, misure estemporanee, un bonus che non copre un quinto degli aumenti giร certificati, e le centrali a carbone prorogate di tredici anni da un governo che tre anni fa prometteva di chiuderle ยซanche primaยป del 2025. Tanto per capirci.