Il decreto Green Pass manda subito in tilt i porti italiani. Per evitare la paralisi il Viminale chiede alle aziende di pagare i test. I portuali di Trieste confermano il blocco di venerdì

porti Green Pass
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Dai trasporti all’agricoltura, è corsa contro il tempo per evitare la paralisi. L’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass su luogo di lavoro (leggi l’articolo) sarà un cambiamento enorme, che andrà a incidere direttamente sulla vita di 23 milioni di italiani. Proprio per questo, però, stanno emergendo sempre più ombre e dubbi tanto che viene segnalata l’esistenza di un rischio di “grave compromissione” dell’operatività dei porti, con conseguenze pesanti su tutto il settore e l’indotto economico, se davvero i lavoratori incroceranno le braccia con l’inizio dell’obbligatorietà del Green Pass.

Un’eventualità disastrosa per la quale il Viminale, con una circolare, firmata dal capo di gabinetto Bruno Frattasi, chiede alle imprese portuali di valutare di mettere a disposizione tamponi gratuiti per i lavoratori. A pagare i test, prosegue il testo, non sarà lo Stato ma le stesse imprese del settore portuale che potranno scegliere in totale autonomia quale soluzione adottare. Si tratta di un problema che è stato sollevato dai lavoratori del porto di Trieste che, da giorni, fanno sapere che “se il certificato sarà obbligatorio bloccheremo il porto” dato che su 950 lavoratori, secondo i sindacati, il 40% non ha il Pass.

Una situazione che sarebbe uguale “anche negli altri porti italiani” che, infatti, si stanno organizzando in questo senso. Ma il trasporto marittimo non è il solo settore che da dopodomani rischia di andare in tilt. Dati alla mano in Italia sono tra i 4 e i 5 milioni i lavoratori che sono tutt’ora sprovvisti del Green Pass. Particolarmente critica sarebbe la situazione di autisti di bus e metrò, come anche quella dei braccianti. Un caso su tutti è quello in Val di Non, dove la raccolta delle mele continuerà anche dopo il 15 ottobre. Peccato che su una platea di oltre 5mila lavoratori stagionali, con contratto fino al 31 ottobre, ne resteranno meno di un migliaio al lavoro dato che pochissimi hanno il certificato verde.

Non va meglio neanche tra i metalmeccanici dove, soltanto guardando al caso dell’ex Ilva di Taranto, su 8.200 dipendenti ben 1.600 non hanno ancora il Green Pass. Insomma tra due giorni interi settori rischiano di essere messi in ginocchio ma, cosa ancor peggiore, secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, “bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e ciò non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità”.

“L’unica apertura che possono avere nei nostri confronti è togliere il Green pass. Il blocco di venerdì è confermato, oggi ci saranno sorprese perché non si fermerà solo il porto di Trieste. Anche quello di Genova? Non mi fermerei a quello di Genova, quasi tutti i porti si fermeranno. Stasera ne avremo conferma” ha detto oggi all’Huffington Post il portavoce dei portuali di Trieste, Stefano Puzzer, annunciando il blocco in vista dell’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro.