Della ripresa non c’è ombra, Draghi taglia i tassi

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di Monica Tagliapietra

Meglio tardi che mai. In un’Europa che consente da anni agli Stati Uniti di applicare tassi molto più bassi, ieri Mario Draghi ha accelerato e tagliato anche qui i tassi di riferimento dell’Euro. Una sforbiciata di 0,25 punti base che porta il costo del denario in Europa al minimo storico. Basterà a far ripartire la ripresa? Gli scettici sostengono di no, ma certamente servirà ad aiutare i debiti pubblici degli Stati e le grandi imprese. Effetti sostanzialmente invisibili, invece, per chi ha un mutuo e i risparmiatori. Sorpresa e poi subito negativa la reazione dei mercati, che hanno in un primo momento accelerato, per poi ripiegare, soprattutto nei Paesi dell’Europa periferica, Italia compresa.

Poco credito
Eppure, Draghi ieri ha dato due segnali molto importanti. Il primo è stato l’assicurazione che la politica monetaria della banca centrale resterà accomodante ancora a lungo, anche perchè l’inflazione si manterrà bassa per molto tempo. Secondo aspetto, forse più importante del primo, è che l’istituto di Francoforte tornerà a prestare denaro in quantità illimitata (Lto) con una nuova asta riservata alle banche. Dunque una nuova immissione di liquidità, che avrà un orizzonte almeno fino al 2015, determinante per spingere gli istituti a non stringere ancora di più i cordoni del credito. Da ieri, dunque, il nuovo tasso di riferimento è dello 0,25% (solo a maggio scorso era stato già ridotto allo 0,50%). Il taglio di ieri, non atteso dal mercato, è stato favorito dalla nuova discesa dell’inflazione nell’eurozona, nel mese appena trascorso, allo 0,7%. Ciò nonostante non tutti i componenti del board della Bce hanno votato a favore della riduzione dei tassi annunciata ieri. Lo stesso Draghi ha precisato in conferenza stampa che in Consiglio direttivo c’è stato chi avrebbe preferito aspettare, veder calare ancora l’inflazione, e così la decisione è stata presa a maggioranza.

Serve più liquidità
Il presidente Bce è comunque apparso fiducioso e moderatamente ottimista sulla ripresa, sostenendo che però sarà moderata senza le necessarie riforme strutturali. Per Draghi l’economia europea ha i fondamentali più forti del mondo, tra i deficit più bassi, il più elevato surplus delle partite correnti, e un’inflazione bassissima. Ma se ha stupito in positivo sui tassi, forse ieri la Bce ha deluso sul rifinanziamento agevolato alle banche, su cui il mercato si attendeva indicazioni più precise.

Ma per i mutui non cambia nulla

Sui mutui non cambia proprio nulla. Costeranno meno da subito solo quelli sottoscritti con un finanziamento variabile legato al tasso di Francoforte. In pratica quelli che non  ha fatto quasi nessuno. Per la maggior parte dei mutui variabili ancorati all’Euribor niente sconvolgimenti. Questo tasso, infatti, da due anni si muove per conto suo ed è già cosi basso che non può più scendere neanche se gli interessi della Bce arrivassero a zero (l’Euribor a 1 e a 3 mesi, sono rispettivamente allo 0,13% e allo 0,24%). Inoltre c’è da considerare che per i mutui a tasso variabile più recenti, lo spread imposto supera di gran lunga il tasso applicato; pertanto anche un ritocco dell’Euribor avrà  scarsa influenza sul calcolo della rata. Discorso diverso, invece, per i mutui a tasso fisso legati all’Eurirs che non  dipende dalla Banca centrale europea. Quindi, chi ha già in corso un finanziamento non avrà vantaggi immediati. Deve rassegnarsi a pagare e basta. L’unico beneficio per i clienti, meno per gli istituti di credito,  potrebbe arrivare dalla tendenza al ribasso degli spread bancari. Ciò non toglie che nel medio termine la mossa di Draghi possa avere effetti positivi per chi il mutuo lo deve ancora fare: perché diffonde sul mercato l’aspettativa di costo del denaro basso anche nei prossimi anni e porterà a far scendere un po’ rispetto a oggi i tassi dei prodotti a tasso fisso di nuova emissione. Se qualcosa cambierà sarà solo in futuro. Il peso dei mutui ad oggi resta immutato.

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