Per conoscere l’esito del processo che dovrà stabilire la natura e le motivazioni dei 42 milioni ricevuti in regalo da Marcello dell’Utri da parte di Silvio Berlusconi, dovremo aspettare ancora qualche mese. La prima udienza davanti al Tribunale di Milano si è aperta e chiusa oggi in pochi minuti, con un rinvio al prossimo 12 novembre. Il procedimento che vede imputati Dell’Utri e l’ex moglie Miranda Ratti resta uno stralcio nato dall’inchiesta fiorentina sui presunti mandanti esterni delle stragi mafiose del 1993-94. Ma al centro non ci sono più le bombe, filone archiviato dalla magistratura toscana, ma quei milioni che, secondo l’accusa, il Cavaliere avrebbe versato negli anni all’ex senatore di Forza Italia.
Dell’Utri non ha mai comunicato i soldi del Cavaliere
La contestazione nei confronti di Dell’Utri non riguarda l’origine di quel denaro, bensì il fatto di non averne comunicato l’incasso alla Guardia di finanza, come impone la legge Rognoni-La Torre a chi è stato condannato in via definitiva per reati di mafia. Dell’Utri, infatti, è stato condannato definitivamente nel 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa e, proprio per questo, aveva l’obbligo di dichiarare ogni variazione significativa del proprio patrimonio. Per la Procura di Milano quell’obbligo sarebbe stato violato.
All’ex moglie Miranda Ratti viene invece contestato il trasferimento fraudolento di valori. Secondo l’accusa, infatti, una parte delle somme sarebbe transitata attraverso bonifici intestati a lei tra il 2017 e il 2020. Una vicenda che riguarda complessivamente oltre 42 milioni di euro, anche se una parte delle contestazioni è ormai prescritta e il dibattimento riguarda oggi solo una quota residua delle somme.
Per i pm i 42 milioni erano il prezzo del silenzio sulle stragi
Il processo arriva a Milano dopo un lungo passaggio da Firenze. Proprio i magistrati toscani avevano ipotizzato che quelle elargizioni costituissero il corrispettivo destinato a garantire a Berlusconi una sorta di “impunità” rispetto al suo presunto coinvolgimento nelle stragi mafiose del biennio 1993-94. Una ricostruzione che non ha però retto sul piano investigativo: il fascicolo sui mandanti esterni è stato archiviato e, già nel marzo 2025, l’inchiesta sulle donazioni era stata trasferita a Milano per competenza territoriale, dopo l’eccezione sollevata dalla difesa.
La linea degli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci resta immutata: quei milioni non sarebbero stati il prezzo di alcun silenzio o favore, ma semplici donazioni effettuate “per ragioni di amicizia e affetto” dall’ex presidente del Consiglio nei confronti del suo storico collaboratore.
In attesa delle intercettazioni
Il rinvio deciso dal presidente della seconda sezione penale, Giuseppe Cernuto, è legato a un altro tassello ereditato dall’inchiesta fiorentina: le intercettazioni. La difesa ha infatti chiesto di attendere il completamento delle perizie sulle trascrizioni delle conversazioni raccolte durante le indagini sulle stragi. Le operazioni peritali inizieranno il 17 luglio e dovrebbero concludersi nell’arco di novanta giorni. Solo allora il Tribunale potrà affrontare le questioni preliminari già annunciate dai difensori.
Dell’Utri potrebbe fare dichiarazioni spontanee
Non è escluso che alla prossima udienza Dell’Utri sia presente in aula. I suoi legali hanno infatti fatto sapere che l’ex senatore intende rendere dichiarazioni e fornire personalmente la propria versione dei fatti.
Per il fondatore di Forza Italia si apre così un nuovo capitolo giudiziario, diverso ma inevitabilmente intrecciato con la lunga storia che lega il suo nome alle vicende di Silvio Berlusconi. Da una parte la Procura continua a sostenere che quei 42 milioni avrebbero dovuto essere dichiarati e che parte delle somme sarebbe stata schermata attraverso l’ex moglie; dall’altra la difesa insiste nel descrivere quei bonifici come il naturale frutto di un rapporto personale durato decenni. Sarà il processo, dopo il rinvio di oggi, a stabilire quale delle due ricostruzioni reggerà davanti ai giudici.