Ai primi di luglio oltre 400 lavoratori della Gkn di Firenze vengono licenziati via email. Alla fine dello stesso mese stessa sorte per i 100 lavoratori del sito di Bologna di Logista liquidati su Whatsapp. Ai primi di dicembre, durante un incontro di routine, viene comunicato il licenziamento collettivo di 270 dipendenti della sede Caterpillar di Jesi. Delocalizzazioni selvagge che si portano dietro una selva di licenziamenti tra stabilimenti chiusi e indotto. Un andazzo a cui il Pd e il M5S chiedevano da tempo di porre fine. Di piano anti-delocalizzazioni se ne parlava da questa estate.
ANNACQUATO
Ieri finalmente, anticipando i tempi, รจ arrivato via emendamento alla legge di Bilancio. Ma rispetto alle bozze che circolavano sotto gli ombrelloni il testo finale โ frutto di un compromesso tra i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico sotto la regia di Francesco Giavazzi che per Palazzo Chigi seguiva il dossier – risulta a dir poco annacquato sulle sanzioni alle imprese in fuga. Ma piรน di cosรฌ, si vocifera tra i giallorossi, in un Governo a guida Mario Draghi che tra gli azionisti di riferimento ha la Lega non si poteva ottenere. E giร , perchรฉ se fosse stato per il ministro leghista, Giancarlo Giorgetti, il piano anti-delocalizzazioni non avrebbe mai visto la luce. Con lโobiettivo di graziare Confindustria che solo a sentir parlare di sanzioni alle aziende salta su tutte le furie.
LE NUOVE NORME
Il Piano che deve agganciare il treno della Manovra prevede che se unโazienda รจ inadempiente rispetto al piano di ristrutturazione del sito e si rifiuta di raggiungere un accordo sulle tappe necessarie al rilancio sarร chiamata a pagare il contributo previsto dalla legge Fornero, la 92, per il finanziamento dellโAspi, oggi Naspi, in misura doppia, dunque incrementato del 50%. Se invece non รจ inadempiente ma lโaccordo con governo e sindacati sul salvataggio non va in porto con conseguenti esuberi, il contributo si moltiplica per 1,5 volte. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd), e la viceministra allo Sviluppo economico, Alessandra Todde (M5S), spingevano perchรฉ le sanzioni fossero piรน severe. Circolava lโipotesi di renderle pari a sei volte quelle attuali. Giorgetti poteva tollerare fino al doppio. Idem Palazzo Chigi che ha deciso per tutti. Si tratta, osserva Stefano Fassina, di un โdeterrente deboleโ, percheโ โal massimo รจ 3300 euro a licenziatoโ.
AMBIZIONI ADDIO
E pensare che ad agosto le bozze circolate, contro cui si erano scagliate Lega e Confindustria, erano ancora di gran lunga piรน ambiziose. Chi ha ricevuto contributi pubblici, nei 3-5 anni precedenti, qualora decida di chiudere, violando il diritto di allerta e i termini e le modalitร previsti dalla procedura di reindustrializzazione, avrร โ stabiliva la bozza di agosto โ una sanzione pari al 2% del fatturato dellโultimo esercizio. Per lโazienda che chiudeva in assenza delle condizioni previste dal piano sarebbe poi scattato lโinserimento in una black list che le avrebbe impedito per tre anni di accedere a finanziamenti, incentivi pubblici nazionali o di attingere agli ammortizzatori sociali. Oggi tutti, dal Pd con Enrico Letta al M5S con Giuseppe Conte, festeggiano. Di โprimo passo importanteโ parla il primo, di โsoluzione ragionevoleโ il secondo. Non la pensa cosรฌ la Fiom. Che parla di โvia libera alle imprese che hanno deciso di delocalizzareโ, di โmera proceduralizzazione che mette in discussione il diritto per i lavoratori di difendersiโ.