Demolizioni in vista al St. Regis Grand Hotel, punto di riferimento di teste coronate, politici, diplomatici e celebrità

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di Clemente Pistilli

Demolizioni in vista al St. Regis Grand Hotel. Quando a Roma e nel mondo si parla di lusso il pensiero corre veloce alle 23 suite della storica struttura di via Vittorio Emanuele Orlando, punto di riferimento di teste coronate, politici, diplomatici e celebrità. Il Campidoglio ha però individuato nello scintillante hotel opere ritenute abusive e ne ha ordinato l’abbattimento, un provvedimento ora avallato dal Tar del Lazio. Il Grand Hotel, a cui dopo la recente ristrutturazione da 35 milioni di dollari è stato aggiunto il nome di St. Regis, è indicato dagli operatori turistici come una delle migliori strutture ricettive del pianeta, dove in tanti sognano di trascorrere una notte o semplicemente sorseggiare un cocktail con la frutta che in via Vittorio Emanuele Orlando arriva direttamente dai Caraibi. Nominato nella prestigiosa Condé Nast Traveler’s Gold List 2005, centro della vita diplomatica e politica romana, l’hotel offre ai propri clienti un maggiordomo a disposizione 24 ore su 24. In quelle stanze hanno soggiornato re Umberto e la regina Margherita, Alfonso XIII di Spagna, Benito Mussolini, il presidente romeno Ceausescu, il principe Ranieri e Grace di Monaco, Totò, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Sophia Loren e più di recente Madonna e Michael Douglas. Sempre al Grand Hotel, a due passi da Fontana di Trevi e da via Veneto, negli anni della Dolce Vita era di casa Federico Fellini e Giulio Andreotti a lungo vi ha ricevuto gli ospiti.

La vicenda
Nel 2008 il provvedimento del Campidoglio. Ritenendo che due interventi fatti nella storica e lussuosa struttura siano stati realizzati abusivamente, Roma Capitale ha ordinato la demolizione. Disposta la cancellazione delle opere che hanno frazionato in due unità il piano terra dell’hotel, una collegata all’hotel stesso e l’altra utilizzata come ufficio, e della galleria di collegamento tra la struttura ricettiva e il vicino immobile, la cosiddetta Galleria del Cavallino. Prima di veder ridotta a un cumulo di macerie una parte del “tempio del lusso”, la società che gestisce il St. Regis, la Ciga srl (controllata dal gruppo americano Starwood), ha impugnato l’atto, chiedendo al Tar del Lazio di annullarlo. La società ha sostenuto davanti ai giudici amministrativi che quegli interventi erano datati, compiuti quaranta e anche cinquanta anni fa, particolare che doveva portare il Campidoglio a valutare se la demolizione fosse ormai di interesse pubblico. I legali della “Ciga” hanno poi evidenziato che, in occasione di un condono edilizio, dai documenti presentati in Comune si potevano riscontrare ed eventualmente sanzionare gli abusi, ma nulla era stato fatto. Nel ricorso è stata inoltre portata avanti la tesi che la Galleria del Cavallino non fosse altro che quello che in gergo viene chiamato vano tecnico e che per il frazionamento del piano terra la massima sanzione prevista per legge sarebbe stata quella pecuniaria. La difesa, infine, ha sostenuto che eseguendo le demolizioni si rischia di compromettere l’intero Grand Hotel.

La sentenza
Tutti argomenti che non hanno convinto il Tar, che ha ora rigettato il ricorso, avallando l’ordine di abbattimento dato dal Campidoglio e condannando la “Ciga” a risarcire le spese legali al Comune. Per i giudici, datati o no, quando gli abusi edilizi vengono scoperti devono essere eliminati: “A fronte di un illecito permanente neppure si vede quale interesse pubblico ulteriore rispetto al ripristino della legalità dovrebbe venire apprezzato dall’amministrazione”. E ancora: “L’affidamento legittimo nasce nella legalità e non a seguito di pretese tolleranze in sé contrarie al diritto”.
Il rischio che venga messa a rischio con le demolizioni l’intera struttura? Tutto da verificare. L’atto impugnato, inoltre, parla di “già accertata fattibilità della demolizione”. Per i giudici via libera agli abbattimenti.