Depistaggi caso Cucchi, due carabinieri si costituiscono parte civile contro i loro superiori. La difesa: “Hanno eseguito gli ordini. Non sapevano nulla del pestaggio”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

I carabinieri Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano, entrambi imputati nel processo che li vede coinvolti insieme ad altre 6 colleghi con l’accusa di aver depistato le indagini sul pestaggio e la morte di Stefano Cucchi, hanno chiesto al giudice Giulia Cavallone di costituirsi parte civile contro gli ufficiali coimputati, il tenente colonnello Francesco Cavallo e il parigrado Luciano Soligo. La motivazione, hanno spiegato i legali dei due carabinieri, sarebbe da ricercare nell’obbligo, come militari, di eseguire ordini arrivati dai superiori gerarchici.

“L’ordine fu dato da chi insistendo sulla modifica sapeva qualcosa di più” ha spiegato uno dei legali secondo il quale Labriola e Di Sano hanno subito un danno di immagine. “Non ci sono falsi. Non sapevano nulla del pestaggio – ha aggiunto l’avvocato Giorgio Carta – e Colombo Labriola non ha mai incrociato Stefano Cucchi. Col senno di poi ora capiamo l’insistenza dei superiori, ma all’epoca non sapevano nulla. Se non avessero eseguito quell’ordine sarebbero stati puniti a livello militare. Non c’è alcun concorso, hanno solo subito, non siamo nella stessa linea gerarchica. Le vittime, dopo i Cucchi, sono loro due”.