Va in discussione alla Camera il testo di legge sul contrasto all’antisemitismo. Forse è una delle poche misure giuste di questo governo.
Dante Mei
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Gentile lettore, innanzitutto parole come “semita” e “antisemita” sono trappole create con abuso semantico. I palestinesi sono semiti, mezzo miliardo di persone in Medio Oriente e Nord Africa è semita e dunque perché usare la definizione solo per gli 8 milioni di israeliani di fede ebraica? Ciò detto, se la proposta di legge fosse onesta, parlerebbe di “antirazzismo”, non di “antisemitismo”. Ai sensi di questo testo si potrebbe ingiuriare, insultare, calunniare cinesi, arabi, slavi, africani e chiunque, ma non gli ebrei. Vale sempre il detto di Orwell: “Tutti gli animali sono uguali per la legge, ma alcuni sono più uguali”. Politicamente la proposta di legge è l’ennesimo atto di genuflessione di questo governo ai piedi del potere sionista. Del resto, Meloni ha fatto della genuflessione il suo tratto distintivo e più spregevole: in ginocchio a Bruxelles, in ginocchio a Washington (prima Biden, ora Trump, sebbene il secondo l’abbia svillaneggiata come nessun altro mai), in ginocchio a Tel Aviv, e metterei in lista anche gli inchini ai piedi dell’“amico” Elon Musk, simbolo mondiale del capitalismo più sfrenato e sprezzante. Intanto a sinistra (la finta sinistra del Pd) abbiamo i soliti portatori di nefandezze, tipo Fassino, che ha fondato “Sinistra per Israele”, o Delrio autore di un testo di legge teso a criminalizzare le manifestazioni proPal, gli studi storici sul genocidio e perfino gli ebrei che contestano Israele. A destra e sinistra, pari sono.
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