Via libera del Senato, con 87 voti favorevoli, all’emendamento alla legge elettorale a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. La norma cancella qualsiasi soglia minima perché i voti di una lista concorrano al calcolo del premio di maggioranza e, soprattutto, alza in modo pesante le barriere per le nuove formazioni politiche che vogliono presentarsi alle elezioni. Le firme necessarie salgono infatti da 1.500 a 6 mila, con un massimo di 7 mila.
Per le nuove realtà servono 6mila firme per correre alle elezioni
Resta esentato chi dispone già di due gruppi parlamentari, così come chi ha almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025 (come Iv o Azione), mentre per chi, come +Europa o FnV, ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento il numero delle firme da raccogliere resta tra 1.500 e 2mila. Aumenta inoltre da un terzo alla metà il numero delle circoscrizioni nelle quali sarà necessario presentarsi.
Opposizioni in trincea
È su questo punto che si concentra l’attacco delle opposizioni, che accusano il governo di costruire una legge sempre più favorevole a chi è già dentro il sistema e sempre più ostile a chi prova a entrarvi. In pratica, mentre la maggioranza predica partecipazione e rappresentanza, alza il prezzo d’ingresso nella competizione elettorale. Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo Misto al Senato, parla di “ennesima forzatura” e denuncia il rischio di penalizzare non le liste civetta, ma le esperienze civiche, i movimenti e le formazioni nate dal basso. Per De Cristofaro si tratta di una norma “antidemocratica e anticostituzionale” inserita in una legge costruita su misura per la destra.
Duro anche il capogruppo M5S Luca Pirondini: “Alzare la soglia delle firme da 1.500 a 6 mila è spropositato: significa sbarrare la strada alle nuove forze politiche”. E aggiunge: “C’è chi vorrebbe farci pure un favore, dicendo che inizialmente ne avevano chieste 9 mila: una logica perversa secondo cui dovremmo ringraziare chi decide di tagliare una sola gamba alla democrazia anziché due”.
Anche il Pd attacca. “È una macroscopica violazione dei principi democratici aumentare d’improvviso di quattro volte il numero di firme da raccogliere per presentare una lista alle elezioni. Significa stabilire che per partecipare alle elezioni bisogna disporre di una quantità di sottoscrizioni pari all’1 per cento dei voti validi espressi dagli elettori. È una cosa fuori dal mondo. Non è una norma contro la frammentazione. È una norma contro ogni logica e ragionevolezza, palesemente incostituzionale. Da parte della maggioranza è l’ennesimo inaccettabile atto di prepotenza”. Così i senatori dem Dario Parrini e Alessandro Alfieri. Il punto politico è evidente: la maggioranza continua a riscrivere le regole del gioco mentre è già in campo. E invece di favorire l’accesso, restringe gli spazi. Una riforma che dovrebbe ampliare la rappresentanza finisce così per proteggere chi è già dentro e alzare muri davanti a chi vorrebbe entrare.