Armiamoci e partite. A destra c’è chi vuole rispedire i militari italiani in Afghanistan. Gasparri e Ronzulli parlano di nuove missioni. Poi interviene Berlusconi e stoppa i suoi senatori

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Un epilogo doloroso quello che ha visto i talebani rimpossessarsi del potere a Kabul, difficile rimanere impassibili di fronte al dramma che si è palesato negli ultimi giorni con le scene a cui tutto il mondo ha assistito, da quelle del caos all’aeroporto preso d’assalto dalla folla nel disperato tentativo di fuggire dall’Afghanistan, con i civili in fuga che precipitano dagli aerei in decollo, al dramma di quanti – soprattutto di donne e minoranze etniche – che avevano assaporato un seppur limitato barlume di normalità e che sono ripiombati i un regime oscurantista.

DISASTRO INUTILE. Ma altrettanto difficile è non tenere conto del fallimento di vent’anni di missione militare, con oltre 3.500 morti tra i soldati della coalizione internazionale, di cui 54 italiani (e 700 feriti). Per non parlare dei costi, che solo per l’Italia sfiorano i 9 miliardi spesi per finanziare prima “Enduring Freedom” e poi “Resolute Support”. Qi questo fiume di denaro, ben 840 milioni sono andati in contributi alle Forze Armate afghane, che poi abbiamo visto quanto poco hanno resistito all’avanzata talebana.

ARMIAMOCI E PARTITE. Eppure c’è chi ritiene che dovremmo rispedire i nostri militari là dove se ne sono appena andati, vaneggiando di un esercito europeo che non c’è e mentre l’ultimo contingente prevalentemente di soldati turchi e americani tiene a fatica il controllo dell’aeroporto di Kabul.

Primo paladino dell’armiamoci e partite è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che non contento di essere quasi riuscito a innescare una crisi diplomatica tra Italia e Cina, ha proposto di rimandare in Afghanistan l’esercito, con gli Usa o senza. “La fuga americana – ha detto – condivisa dalle autorità occidentali di ogni Paese, segna in modo vergognoso il nostro tempo. L’Occidente e l’Europa non hanno avuto la forza di far prevalere i valori della democrazia, della tolleranza, del rispetto dei diritti”, ha tuonato Gasparri, senza minimamente tener conto del fatto che il discorso sul “fallimento” dell’Occidente è molto più ampio e complesso.

L’Occidente, gli Usa in particolare, non hanno fallito solo in Afghanistan. Falliscono ogni qual volta pretendono di esportare il loro modello di democrazia e di vita dove non è possibile farlo per ragioni storiche, culturali, religiose, addirittura antropologiche. Illudersi che si possa imporre con le armi un’idea di società fondata sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare, laddove l’Islam si fonda sulla sovranità di Allah, cioè su un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, è un’utopia.

E i facili slogan acchiappalike lasciano il tempo che trovano, come quello di un’altra esponente azzurra, Licia Rozulli che ieri ad Agorà su Rai 3, nel solco i quanto sostenuto da Gasparri, ha teorizzato una nuova forza di “Interposizione di pace” da stanziare in quei territori: “Secondo me – ha detto la senatrice – andare via dall’Afghanistan è un errore, non è la soluzione. Onu, Nato ed Europa dovrebbero restare lì a fare le sentinelle di quei diritti fondamentali che donne, uomini e bambini hanno perso in pochi giorni”.

Ma per fortuna anche sull’Afghanistan Forza Italia va in ordine sparso, dimostrando, qualora ve ne fosse bisogno, come oramai non vi sia una sola posizione condivisa all’interno del partito. A dettare la linea è ancora formalmente Silvio Berlusconi che ieri è intervenuto senza fare però alcun accenno all’eventualità di rispedire militari in Afghanistan. Bisogna “mettere rapidamente in campo – ha detto il presidente di FI – in accordo con l’Onu e la Nato, un piano umanitario per portare in sicurezza quelle donne e quegli uomini afghani e stranieri che in questi 20 anni hanno collaborato con noi, a vario titolo, per provare a fare dell’Afghanistan un Paese finalmente democratico e per affermare i diritti”.

Un equivoco che come al solito è stato cavalcato da chi ha fatto dell’attacco sistematico ai Cinque Stelle la sua ragione di vita: le dichiarazioni sull’Afghanistan rilasciate dal leader pentastellato Giuseppe Conte hanno innescato polemiche a non finire, con Italia Viva e Lega in testa, seguite da alcuni esponenti del Pd. Così in serata è stato lo stesso Conte a intervenire per precisare il senso delle sue affermazioni: “La polemica proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al Rinascimento arabo e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori”, ha affermato l’ex Presidente del Consiglio replicando a Iv.

E poi ha aggiunto: “è assolutamente necessario che tutta la comunità internazionale esprima una compatta pressione (ho inteso questo, quando nell’ambito di un più articolato ragionamento politico, ho parlato di serrato dialogo) sui talebani affinché siano costretti ad accettare condizioni e garanzie per il riconoscimento e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali della popolazione. Di fronte al disastro umanitario che è in corso in Afghanistan, dove sono in pericolo i più elementari diritti fondamentali, è vergognoso che in Italia ci sia chi gioca a strumentalizzare fatti e dichiarazioni per biechi fini di polemica politica”. E sempre tramite i social si è fatto sentire pure Beppe Grillo, che ha twittato: “La fuga disonorevole da Kabul resterà una macchia indelebile nei libri di storia sui quali studieranno i posteri”.

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