Di Battista sempre più solo. La sua àncora di salvezza è una leaderhisp collegiale. Solo la Grillo e la Lezzi restano legate all’ex parlamentare. E si ragiona su un passo di lato di Casaleggio

di Carmine Gazzanni
Politica

Sempre più solo. Certo, Alessandro Di Battista gode di enorme fama e popolarità tra la base pentastellata, ma se spostiamo l’asse di osservazione sugli eletti del Movimento, ecco che i conti cambiano. E radicalmente: al di là di Barbara Lezzi e Giulia Grillo in Parlamento è difficile individuare altri deputati o senatori convinti che non si debba ragionare sulle alleanze e che si debba restare duri e puri. Di fatto Alessandro Di Battista vive un singolare paradosso tra piazza e palazzo: amato dalla prima, respinto dalla seconda. E anche la piazza potrebbe presto abbandonarlo dopo il risultato delle votazioni di domenica e lunedì: quella del referendum è una vittoria innanzitutto a firma Luigi Di Maio, mentre le pesantissime sconfitte alle regionali sono frutto innanzitutto proprio di quel purismo tanto caro a Dibba.

TRUPPE GRILLINE. La giornata di domani intanto sarà determinante: non c’è dubbio che i parlamentari chiederanno a gran voce di fissare date precise per gli Stati generali. Da più parti arriva l’esigenza di avere indicazioni chiare sul futuro dei Cinque stelle: un futuro che certamente non avrà Vito Crimi quale leader, vista l’esponenziale ritorno di Di Maio. Al tempo stesso però un nutrito numero di parlamentari chiede anche di fare un ulteriore passo in avanti e cominciare a ragionare strutturalmente a un’alleanza col Pd.

Lo chiedono i parlamentari vicino a Roberto Fico e quelli vicini al premier Giuseppe Conte. E, dopotutto, lo chiede anche Beppe Grillo. Ma c’è ancora un altro punto non secondario all’ordine del giorno: il ruolo di Davide Casaleggio. Non sono pochi coloro che chiedono chiarezza sul suo ruolo all’interno del Movimento e su Rousseau. Non è un caso che, secondo quanto riferito ieri dall’AdnKronos, si starebbe ragionando su una progressiva uscita di scena della Casaleggio, segno evidente che questo voto ha rotto qualcosa. Indissolubilmente.

EXIT STRATEGY. In questo quadro da cui difficilmente si può tornare indietro, si dovrà capire il ruolo che potrebbe svolgere Di Battista. In tanti tra i corridoi parlamentari dubitano che Dibba possa realmente pensare a una strada politica alternativa al Movimento. Il dubbio, però, resta: rimarrà all’interno di una forza politica rivoluzionata e che, almeno in parte, abiurerà ai principi originari? Domanda, questa, la cui risposta ancora non è chiara ed è probabilmente di là da venire. Ed è proprio per questa ragione che a gettargli l’àncora di salvezza è stato Di Maio parlando della necessità di una gestione collegiale.

Il ministro degli Esteri sa bene che “conservare” un ipotetico ruolo direttivo all’amico Di Battista permetterà di evitare malumori e altra perdita di voti da parte di quella base legata alla prima èra del Movimento. Al tempo stesso, tuttavia, sa che la leadership recuperata e che si è tagliata addosso con il risultato delle votazioni del 20 e 21 settembre gli consentono di lasciare riserve di potere e autorità anche a potenziali “nemici”, senza che questo possa ormai inficiare quel ruolo. Nel marasma generale resta un punto fermo: gli Stati generali saranno un punto di non ritorno. Il giorno dopo sarà un nuovo Movimento.