Di contante ce n’è poco. E ci levano pure quel che resta

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di Sergio Patti

Di soldi ce ne sono pochi. E allora che fa il governo per far ripartire l’economia? Toglie di mezzo pure quei pochi che restano. Nonostante sia una strategia fallimentare da molti anni, ieri il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni l’ha tirata nuovamente fuori dal cilindro. L’obiettivo è nobile: contrastare l’evasione fiscale e aumentare la tracciabilità dei quattrini. Perciò per il titolare del dicastero di via XX Settembre “È necessario prevedere una riduzione del ruolo del contante nei pagamenti. Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire”, ha detto presentando la legge di stabilità in Senato. In Italia, va ricordato, la soglia è attualmente fissata in appena 999,99 euro. La limitazione nella circolazione del contante però non ha scoraggiato l’evasione fiscale, che a sentire sempre il governo resta altissima. Dunque, togliere i contanti serve davvero o no?

Coro di critiche
“Saccomanni ritiene di intervenire per ridurre l’uso del contante. Noi la pensiamo all’opposto”. Così in un tweet il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni, Angelino Alfano ha espresso il suo dissenso su quanto affermato dal ministro dell’Economia in Senato. Una critica che ha raccolto presto altri consensi. ”Alfano ha ragione. Saccomanni dice delle sciocchezze. Ridurre ulteriormente l’uso del contante, più di quanto non lo sia già, rischia solo di contrarre ulteriormente i consumi”. Anche Maurizio Gasparri (Pdl), vicepresidente del Senato, ha bocciato l’ipotesi di interventi sull’uso del contante. “Saccomanni – ha proseguito Gasparri – parla da burocrate scollegato dalla realtà e dimostra ancora una volta tutta la sua inadeguatezza. Magari anche per comprare un pacchetto di gomme vorrebbe si usasse la carta di credito. Non è certamente facendo le pulci ai pensionati o alle famiglie già in grandissima difficoltà che si contrasta l’evasione fiscale. Letta prenda atto di questa ennesima sciocchezza detta dal ministro dell’Economia e la smentisca”. Stessa posizione anche dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari (Pdl). ‘Non condivido – ha affermato – la posizione del ministro Saccomanni in merito agli interventi sulla circolazione del contante. Infatti sono dell’idea che sia necessario aumentare e non ridurre, come ritiene il ministro, la possibilità dei pagamenti in contante, almeno al pari con il limite medio utilizzato oggi in Europa”.

“Oggi – ha continuato la Vicari – un cittadino italiano o europeo se vuole pagare in contanti in Italia non può superare i mille euro pena una pesante sanzione. Mentre per gli extracomunitari il limite è fissato in 15mila euro. Non sono contraria alla diffusione della moneta elettronica, ma questa va sostenuta concretamente con la riduzione dei costi delle commissioni bancarie. E soprattutto è necessario sfatare la convinzione che un aumento dei pagamenti elettronici garantisca un maggior contrasto alla criminalità. Infatti è accertato da numerosi studi che la lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale non migliora se si riduce la soglia di circolazione al contante”. Di sicuro aumentare la tracciabilità del denaro è un deterrente all’evasione. Ma se per contrastare magari l’evasione più piccola si deve pagare il prezzo di veder franare i consumi, forse il gioco non vale la candela. Un calcolo che al ministero dell’Economia, dove dovrebbero saper far di conto, evidentemente non è stato fatto.