Di Pietro senza impero. Arraffa quel che può in Molise

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di Antonello Di Lella

Scongiurato lo scioglimento del partito e in attesa di trovare una formula magica in vista del Congresso di giugno, ad Antonio Di Pietro per ora non resta che il suo Molise.
Rimasto fuori dal Parlamento, è solo a casa propria che Tonino riesce ad avere ancora un peso specifico molto alto.
Nel nuovo governo regionale guidato dal Partito Democratico, la cui composizione si è conclusa nei giorni scorsi, è stata proprio l’Italia dei valori a fare la voce grossa e a ottenere una serie di incarichi in posti di prestigio.
In una maggioranza composta da soli 12 consiglieri all’Idv è andato un posto nel listino con Carmelo Parpiglia, che inoltre ha ottenuto la presidenza di una commissione.
Nel Consiglio, con oltre 2 mila preferenze, è entrato anche Di Pietro jr. E a lui è stata affidata dall’aula anche la carica di vicepresidente del Consiglio regionale. Il colpo grosso, però, è legato a uno dei quattro assessorati, l’unico esterno dell’esecutivo: ed è quello ai Lavori Pubblici assegnato al segretario regionale dell’Idv Pierpaolo Nagni, reduce da due clamorose debacle elettorali. Candidato presidente alla provincia di Campobasso nel 2011, nella corsa solitaria dei dipietristi, Nagni ottenne poco più del 6% dei voti; recentissima invece la batosta nelle Politiche con il segretario regionale sul carro fallimentare di Rivoluzione Civile. Nagni non ha pagato però la Waterloo al fianco di Antonio Ingroia, rientrando da esterno nel governo regionale, forte del patto d’acciaio stretto tra Tonino e il presidente della regione Frattura.
Il segretario dell’Idv oltre che dei Lavori Pubblici, incarico tanto caro a Tonino da ministro del governo Prodi, si occuperà di infrastrutture, urbanistica, politica del territorio, politiche abitative, viabilità, trasporti e impiantistica sportiva. Un mese, tanto ha impiegato Frattura nel varare la nuova Giunta regionale provando a non scontentare nessuno, in cui l’unica posizione mai messa in dubbio e data per certa nel toto assessori è stata proprio quella di Nagni.
Tant’è che a Palazzo Moffa qualche maretta è già scoppiata. Con Rialzati Molise, secondo solo al Pd per voti ottenuti, con un solo consigliere eletto e rimasto a bocca asciutta da altri incarichi a dispetto dell’Idv, terzo partito per numero di preferenze.
Fuori dal Molise, però, il futuro dell’Idv è tutt’altro che roseo. Prima del Congresso (in cui Di Pietro ha annunciato si presenterà dimissionario, ndr) fissato nel mese di giugno e che dovrà necessariamente delineare il percorso futuro del partito, ci saranno le elezioni amministrative del 26-27 maggio prossimi, che, giocoforza, faranno da termometro. Roma e Friuli Venezia Giulia, dove l’Idv correrà con il proprio simbolo, saranno il prossimo banco di prova.
Nonostante l’esecutivo nazionale del partito di sabato scorso, 6 aprile, ha fatto segnare le ulteriori e pesanti defezioni del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e dei suoi, Di Pietro vuole farsi trovare pronto per l’eventuale ritorno anticipato alle urne. Con chi è tutto da decifrare.
Chiusa la negativa esperienza di Rivoluzione Civile, l’esecutivo dell’Idv ha confermato la linea deliberata a Vasto per un’alleanza con il Pd e le altre forze del centrosinistra.
Chissà cosa ne pensano gli ipotetici alleati. Ma da sabato a ieri qualcosa potrebbe essere già cambiato: in un’intervista al Fatto Quotidiano Tonino ha lasciato intendere un’apertura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio nei suoi confronti.
Ne starebbero discutendo, intanto Di Pietro si accontenta del Molise.

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