Dieci anni a Cinque Stelle. Una rivoluzione solo all’inizio. Si prepara la festa della settimana prossima a Napoli. Per regalo, lo storico taglio dei parlamentari

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Si fa presto a parlare di Cinque Stelle in crisi, di milioni di voti persi e di parabola discendente. A dieci anni dalla nascita del Movimento servirebbe un’intera pagina di giornale per elencare quanti partiti in questi stessi anni sono spariti dalla scena mentre, con tutti i limiti e le ammaccature che ci sono, l’invenzione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è viva, governa il Paese e continua a rivoluzionare la politica italiana. Per chi guarda al futuro con gli occhiali del passato, come vediamo fare a tanti tromboni ad edicole e reti televisive unificate, il passaggio da un Esecutivo Conte con la Lega a un Esecutivo Conte col Pd è la prova di un clamoroso trasformismo.

Ma qui di clamoroso c’è solo l’incapacità di capire che il muro di Berlino presto o tardi cadrà anche nella testa di chi è rimasto alle categorie orizzontali della destra e della sinistra, mentre la modernità – a partire dalle nuove forme di partecipazione che ci derivano dalla rete web – ci proiettano su categorie verticali: dalla disintermediazione della rappresentanza alla democrazia diretta. Cittadini più informati, non automaticamente più consapevoli, sono reintrodotti in processi decisionali dai quali erano stati marginalizzati. Solo così si spiega il via libera ai privilegi accumulati in decenni dalla casta, senza che quasi ci si sia accorti di come veniva depredato lo Stato, mentre i soldi per la povera gente non bastavano mai.

Comunque lo si voglia vedere, il Movimento ha riportato alla politica milioni di persone che se n’erano completamente allontanate, spingendo l’indignazione di un popolo abbandonato dalle élite e tartassato verso le urne piuttosto che nelle piazze francesi devastate dai gilet gialli o nelle fila della più pericolosa ultradestra europea. Solo per questo i Cinque Stelle meriterebbero almeno un po’ di riconoscenza da parte di quel sistema che invece li teme come la peste, e giorno per giorno fa di tutto per smontarne qualche pezzo, con un fuoco di sbarramento mai visto contro nessun altro soggetto politico.

Questo continuo massacro, sui giornali e nei talk show, ha inciso non poco sul calo dei consensi registrato dal boom delle politiche del 2018 fino ad ora. A fare il resto ci hanno pensato Salvini – che dal primo giorno al Governo ha fatto campagna elettorale per svuotare elettoralmente proprio i 5S – e l’inspiegabile decisione di non pretendere almeno una trasmissione su un qualunque canale tv del servizio pubblico per raccontare quello che si faceva senza subire il solito processo. La contropartita, certo, sono riforme epocali: dal decreto dignità che ha portato la disoccupazione ai minimi dagli anni settanta e ridotto la precarietà, al Reddito di cittadinanza, Quota cento, la legge spazzacorrotti, il taglio dei vitalizi, la prossima riduzione dei parlamentari e molto altro ancora. Ma tutto questo non sempre è arrivato agli italiani, mentre un elettorato trasformato in tifoserie e l’enfatizzazione leghista delle paure (dalla sicurezza allo straniero) hanno introdotto tra i militanti uno scoramento che non è bene sottovalutare.

Solo per essere passati da forza di opposizione a forza di Governo il Movimento ha dovuto ingoiare molti rospi. Poteva non farlo, sicuramente, come rinfacciano i duri e puri, accontentandosi di mangiare i popcorn avanzati a Renzi, rinchiusi inutilmente sull’Aventino mentre qualcun altro faceva i propri comodi, senza l’ombra delle norme portate a casa da Di Maio & C. Su questo dovrebbero ben riflettere gli scontenti che alimentano altro scontento, firmano documenti ultimativi e in fin dei conti sembrano più in cerca di scuse a cui attaccarsi per uscire dal M5S piuttosto che rinnovarlo. Chi invece sta vivendo questi giorni di celebrazione dei primi dieci anni come trampolino per fare di più e fare meglio nel cambiamento del Paese, ha davanti un’incredibile quantità di sfide, come Grillo ha scritto chiaramente in una sorta di biglietto di biglietto d’auguri a se stesso e al Movimento.

La festa, il 12 e il 13 ottobre a Napoli, sarà l’occasione per tagliare una torta, ma non il traguardo che si aspettano gli italiani costretti a fare ancora troppi sacrifici. Aver cambiato se stessi, passando euro-critici a sostenitori (con riserva) della prossima Commissione Ue ha dimostrato quanto i 5 Stelle tengano di più a fare gli interessi del Paese che di loro stessi. Per questo la strada che hanno davanti può essere ancora molta. Più di quella che hanno già fatta.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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