Dieta (lenta) per Bankitalia con il taglietto delle sedi. La Camusso si oppone ma Palazzo Koch non ha più ragione per tenere 7.000 dipendenti

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Con il conferimento dei poteri che contano (emettere moneta e vigilanza bancaria) alla Banca centrale europea, Bankitalia è ormai di fatto poco più che un costoso centro studi. Naturale che debba ridurre i suoi giganteschi costi – doveva farlo molto prima – e ieri perciò ha confermato che il piano di riduzione delle filiali. Ovviamente non domani mattina, ma con calma, in tre anni che poi come al solito potrebbero diventare molti di più. A vegliare per impedire un sacrosanto taglio di costi pubblici ci sono d’altra parte i soliti sindacati. A partire dalla leader della Cgil, Susanna Camusso, che aveva rivolto un appello per bloccare il piano di riassetto della rete territoriale dell’istituto di via Nazionale. Un piano che prevede il potenziamento dei compiti delle filiali di maggiori dimensioni, l’accentramento di 3 divisioni distaccate di vigilanza e la chiusura di 19 succursali con operatività ormai molto ridotta. Il governatore Ignazio Visco – che ogni anno nella messa cantata delle prolusioni bacchetta la politica che non taglia gli sprechi – non può fare proprio di Palazzo Koch lo stereotipo del gigante che non cambia mai. Da qui il progetto che alla fine del 2018 dovrà asciugare la rete della Banca d’Italia a 39 filiali, rispetto alle 58 attuali (nel 2007 erano 97). Nessuno comunque resterà per strada. E alla fine le appena 360 persone (su oltre 7.000 dipendenti) saranno profumatamente compensate.