Dietro ai furbetti di Big Pharma

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di Stefano Sansonetti

Uno scandalo destinato ad assumere proporzioni ancora più grandi. Perché dietro alla vicenda dei furbetti del farmaco, con corollario di spese pazze da parte del Servizio sanitario nazionale, si cominciano a intuire “lentezze” sospette da parte degli organi statali di controllo. Su tutti l’Aifa, ovvero l’agenzia che si occupa in Italia di regolazione dei farmaci. E che in alcune interrogazioni parlamentari dei mesi scorsi, recuperate da La Notizia, era già stata accusata dal ministero della salute. Il quale, però, così estraneo all’Aifa non è, visto che l’Agenzia funziona sotto la direzione dello stesso dicastero oggi guidato da Beatrice Lorenzin. In realtà la situazione potrebbe essere molto più grave, con la Corte dei conti in procinto di accendere un faro sull’Aifa, per un eventuale danno erariale, e lo spettro di una vera classa action da parte dei pazienti che si sentono danneggiati. Il caso è quello della multa da 180 milioni comminata l’altro giorno dall’Antitrust a Novartis e Roche. Tra i due colossi farmaceutici, in pratica, l’Authority guidata da Giovanni Pitruzzella ha individuato un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura di patologie della vista come le maculopatie. Le due case avrebbero fatto in modo di favorire la diffusione di un farmaco più costoso, il Lucentis prodotto da Novartis (900 euro), a scapito di quello più economico, l’Avastin (costo massimo 81 euro).

I documenti
Adesso viene fuori che il 12 febbraio scorso, e quindi meno di un mese prima della decisione dell’Antitrust, la Lorenzin è intervenuta alla camera per rispondere a un’interrogazione di Dorina Bianchi (Ncd) proprio sulla vicenda Lucentis/Avastin. Ebbene, in questa sede il ministro ha fornito dettagli di un certo rilievo. Ha infatti ricordato che l’Aifa, con una decisione del 18 ottobre del 2012, ha deciso di escludere l’Avastin dall’elenco di farmaci rimborsabili dal Ssn. Con la stessa decisione, ha aggiunto il ministro, “l’Aifa ha avviato un monitoraggio presso le regioni per acquisire i dati dei pazienti trattati con Avastin intravitreale in modo da pervenire a un quadro aggiornato degli eventuali effetti negativi riscontrati nei pazienti”. Peccato che “tale monitoraggio, così come riferito dall’Aifa, non abbia però ancora oggi permesso di avere un quadro completo, giacché le informazioni pervenute sono risultate parziali e fornite secondo standard non uniformi”. In sintesi, ha concluso il ministro, ci troviamo in una situazione “in cui si riscontra ancora l’assenza di dati certi e definitivi”. La versione della Lorenzin, peraltro, era stata in buona parte confermata il 27 novembre del 2013, sempre alla camera, dall’ex sottosegretario Paolo Fadda (era l’epoca del governo Letta, con la Lorenzin sempre alla Salute). Rispondendo a un’interrogazione di Caterina Bini (Pd), Fadda ha spiegato come nell’ottobre del 2012 l’Aifa avesse deciso di inoltrare “la richiesta alle regioni di dati sulle reazioni avverse locali e sistemiche rilevate in esito all’uso intravitreale di Avastin”.

La difesa
E qui veniamo al dunque, perché dall’ottobre dal 2012, da quando l’Aifa ha annunciato un monitoraggio sugli effetti del meno costoso Avastin, è passato più di un anno ma lo screening non ha prodotto nessun risultato. Cosa riferita dalla Lorenzin alla camera il 12 febbraio scorso. Perché questo ritardo? Ieri l’Aifa, contatta da La Notizia, ha spiegato che alla richiesta di monitoraggio sull’Avestin “hanno risposto quasi tutte le regioni ma, su un totale di 44.071 pazienti trattati, sono state riferite informazioni relative a solo 34 reazioni avverse (0,08%), una percentuale nettamente più bassa di quelle di altri paesi di riferimento (Usa, Giappone, Germania, Inghilterra, Olanda, Canada)”. Ciò fa supporre, ha aggiunto l’Agenzia, che gli impieghi dell’Avastin siano stati esposti “al fenomeno della sottosegnalazione”. Per questo è emerso “un quadro di incertezza e di estrema difficoltà nel reccogliere di dati di sicurezza”.

Twitter: @SSansonetti