Disastro lombardo delle Destre. Una prova di incapacità mai vista. Parla il vice capogruppo M5S a Montecitorio, Ricciardi: “Contro il Pirellone parlano fatti incontrovertibili”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Ho elencato fatti incontrovertibili”. Il vicecapogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, il cui intervento in Aula ha scatenato l’ira della Lega, non arretra di un centimetro.

Onorevole, lei ha contestato “i 21 milioni spesi per 25 pazienti” dalla Regione Lombardia “e non da Roma ladrona” e in Aula è scoppiata la bagarre. Ha ferito l’orgoglio padano della Lega?
“In conferenza stampa l’assessore Gallera si lanciava in proclami del tipo: se la Cina ci ha messo 10 giorni a fare un ospedale, la Lombardia ce ne metterà 6. Nelle intenzioni doveva anche ospitare 400 letti di terapia intensiva. Peccato che la realtà ci racconta altro: l’ospedale in Fiera – per cui hanno speso 21 milioni – ha ospitato soltanto 25 pazienti. Ecco come sono stati spesi i soldi delle generose commoventi donazioni dei lombardi”.

Poi è passato a Giorgetti, scagliandosi contro la ricetta sanitaria dell’ex sottosegretario: finita l’era dei medici di base. L’emergenza Covid ha dimostrato che servono ancora?
“L’emergenza sanitaria ha evidenziato il prezioso ruolo dei medici di base e dei presidi territoriali. In tal senso, ricordo che dopo anni di tagli draconiani nel Decreto Rilancio abbiamo stanziato 3,2 miliardi per la sanità pubblica, di questi 1,2 andranno proprio a rafforzare la rete assistenziale territoriale”.

Infine l’apoteosi quando, dopo Formigoni, ha citato la metafora del cerino acceso in un pagliaio a proposito dell’ordinanza della Lombardia sui malati Covid nelle case di riposo. Fico ha dovuto sospendere la seduta, vuol finire il ragionamento?
“La metafora del cerino è di Luca Degani, presidente di Uneba, l’associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde. Ciò rende il quadro per il governatore Fontana ben più impietoso. “La delibera della giunta regionale l’abbiamo riletta due volte, non volevamo credere che dalla Regione Lombardia potesse arrivarci una richiesta così folle”, sono state le parole di Degani. Non credo ci sia molto da aggiungere”.

Di certo i numeri dell’emergenza in Lombardia sono un caso a parte rispetto al resto d’Italia. Ma davvero è convinto che la responsabilità sia tutta o in gran parte della Regione?
“Ho elencato dei fatti incontrovertibili. Non sono né un medico né un pm. Se devo dire che l’amministrazione lombarda ha però agito nel migliore dei modi, direi una bugia. E non la dico io ma questo elenco di fatti inconfutabili. In Lombardia c’è stata la più grande prova di incapacità politica e amministrativa che si sia mai vista in questo Paese”.

Intanto da lunedì siamo entrati nella Fase 2. L’informativa di Conte sulle misure messe fin qui in campo l’ha convinta o pensa si sarebbe potuto fare di più e diversamente?
“Non possiamo che dirci soddisfatti: con il decreto Rilancio stanziamo altri 55 miliardi di euro. Parliamo di somme ingenti che nessun governo ha mai investito prima nel sociale. è una risposta concreta alle richieste di lavoratori, imprese, commercianti, ristoratori e famiglie, ma anche alla scuola e al sistema sanitario nazionale. Certo, siamo fronteggiando una crisi di proporzioni immani ed è impossibile accontentare tutti i settori. Ma dobbiamo essere bravi, adesso, a recepire le richieste dei cittadini e delle associazioni per migliorare il testo in Parlamento ascoltando le loro istanze. Infine, c’è da portare avanti la battaglia in Europa. Ci aspettiamo che dal Recovery Fund arrivino importanti risorse per aiutare il Paese a ripartire”.

Eppure a sentire le opposizioni il Governo non ne ha azzeccata una. Ma anche Confindustria è critica e non mancano le proteste di intere categorie, dai ristoratori agli autonomi. Conte si è scusato per i ritardi degli aiuti, forse anche l’esecutivo qualche colpa ce l’ha, non crede?
“Il gesto di Conte lo trovo di grande intelligenza ed umanità. Si è scusato davanti agli italiani, quando poteva benissimo agire diversamente ricordando, ad esempio, come i ritardi sulla cassa integrazione fossero responsabilità delle Regioni, e non del governo. Guarda caso, le più inadempienti sono proprio le Regioni gestite dal centrodestra. Poi paghiamo anche lo scotto di problemi trentennali di una macchina burocratica farraginosa e ingombrante: il prossimo step dovrà riguardare la riduzione della burocrazia, è una priorità per il Paese”.