Disastro Regioni, quelle di destra arrancano di più sui vaccini. Ritardi dal Veneto alla Calabria nelle somministrazioni agli Over 80

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La situazione del piano vaccini in Italia è altamente insoddisfacente. E lo è rispetto a nazioni similari, come Germania, Francia, Spagna ma soprattutto Regno Unito. È vero che quest’ultimo non sta più nell’Unione europea, ma sempre più si mostra un modello da seguire. Sta vaccinando in massa e la curva dei contagi è crollata. Da noi tra primule e ammennicoli vari abbiamo perso troppo tempo.

Ad esempio, come mai l’Italia che aveva una partecipazione in AstraZeneca tramite una azienda di Pomezia, la Advent del gruppo Irbm, ha problemi di approvvigionamento proprio con quel vaccino? È possibile che ci facciamo sempre fregare anche quando il vaccino lo avevamo in casa?

E poi c’è il disastro delle regioni per colpa della maledetta riforma del Titolo V della Costituzione. Qui il caos è totale visto che ogni regione ha un suo piano vaccinale con criteri completamente diversi l’uno dall’altro. In ogni caso, dal bailamme emerge che le regioni governate dal centrodestra sono le peggiori. Infatti la media nazionale del rapporto tra dosi somministrate e dosi ricevute è dell’82,4% mentre il Veneto è all’80%, la Lombardia al 78,3%, la Calabria al 71,5%, la Liguria al 71% e con fanalino di coda la Sardegna al 70,6%.

Il Lazio, ad esempio, va molto bene. È stato il primo a partire e guida la classifica degli over 80. Fa eccezione la Toscana (di centrosinistra), tra le più indietro nelle vaccinazioni degli over 80. Detto questo c’è da chiedersi come la Lombardia, che dovrebbe essere la “regione del fare”, sia sotto media. Leggendo questi dati non si può che appoggiare quanto dichiarato dal premier Draghi sulla necessità di intervenire a livello centrale sul piano vaccini, perché questa pandemia ha dimostrato tutti i limiti della gestione localistica di un problema che è per sua natura globale.

E non solo deve intervenire lo Stato centrale, ma lo deve fare anche subito altrimenti, come al solito, finiamo ultimi in Europa. E questo senza soffermarci sul gravissimo dato delle vittime per numero di abitanti che ci vede stabilmente ai primi posti mondiali. Il problema non è nel personale sanitario, nella stragrande maggioranza encomiabile, ma è nella totale disorganizzazione organizzativa, peraltro riconosciuta ormai a livello mondiale, tanto che all’estero si dice “all’italiana” per dire qualcosa di non accurato, fatto di fretta e male. Speriamo che presto si riesca a ingranare, ma i tempi sono veramente limitati e non c’è proprio più posto per le indecisioni.

Alla domanda su quali Regioni stiano peggio, il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, intervistato dal Corriere, ha risposto che “hanno usato criteri differenti tra loro e questo ha generato disomogeneità sul territorio, differenze che presto saranno superate”. “Ma io vorrei che uscissimo dal paradigma che vede buoni e cattivi – ha aggiunto -, le Regioni devono poter contare su di noi. Questa è una battaglia che si vince solo se Stato e territorio lavorano insieme”.

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