Donne lavoratrici, la strage del Covid dimenticata. Mamme, sotto i 35 anni e del Sud: ecco chi paga di più la crisi. La deputata Rossello di Forza Italia analizza il dramma: “Servono un grande piano formativo e una scuola sana”

di Raffaella Malito
L'intervista

Nato all’interno di “Progetto donne e futuro”, l’Osservatorio delle mamme che lavorano si propone di studiare il rapporto difficile fra maternità e mercato del lavoro. Ideato dall’avvocato Cristina Rossello (nella foto), deputata di FI, ha l’ambizione di suggerire ai decisori interventi a tutela della donna e per il riequilibrio di genere. Attraverso l’invio di una newsletter fornisce dati e riflessioni. L’ultima affronta le ricadute economiche e occupazionali della pandemia da Covid-19 sull’universo femminile.

Le donne risultano le più duramente colpite dalla crisi. Perché?
Le donne partono già da una condizione svantaggiata. I dati Ocse hanno rilevato che il coronavirus farà una vittima importante il cui identikit già possiamo immaginare: donna del sud o immigrata, sotto i 35 anni, con figli o genitori da curare, lavoratrice in nero o a tempo determinato. I settori maggiormente colpiti sono anche quelli che registrano maggiore impiego di manodopera femminile: commercio, turismo, abbigliamento.

Il governo ha studiato il bonus baby sitting, i congedi, lo smart working per far fronte a questa fase emergenziale.
Si tratta di misure tampone. Bisogna invece sedersi a un tavolo e mettere mano a un grande piano formativo per aiutare le mamme che lavorano, per garantire assistenza ai figli con una scuola sana e organizzata con orari che vadano incontro alle esigenze del mercato del lavoro.

Molte donne ricorrono per le difficoltà a conciliare famiglia e lavoro alle dimissioni volontarie.
Esattamente. E va detto che le donne incontrano dopo più difficoltà a trovare un altro impiego a causa del loro maggiore impegno nella cura dei familiari, bambini o anziani. Nei colloqui di lavoro si indaga con una donna sempre sul numero e sull’età dei figli. E non ci si può dimenticare delle madri single. Fare affidamento su un reddito unico significa che la perdita del posto di lavoro può essere esiziale per le famiglie monoparentali, specialmente quando il sostegno al reddito da parte delle istituzioni è debole o lento.

Un altro dato che emerge è che le donne sono più vulnerabili degli uomini a qualsiasi perdita di reddito causata dalla crisi. Perché?
Poiché i livelli di reddito delle donne sono in media inferiori a quelli degli uomini e i loro tassi di povertà sono più alti. A prescindere dal colore politico dei governi abbiamo cercato di patrocinare sempre il discorso della parità salariale.

Sulle madri ancora oggi è scaricata la gestione dei figli. Occorre ripensare il modello culturale?
Bisogna lavorare anche sulla concezione che ha la coppia dell’uso del congedo parentale. Fino a quando non sarà utilizzato da ambo i generi non ci potrà essere una pianificazione di risposta. Vanno ripensati i modelli culturali anche in merito alle strutture di potere.

In che senso?
Nelle squadre di sostegno governative per la pandemia non c’era adeguata rappresentanza femminile.