Dopo aver affondato Atene il Fondo monetario gufa Roma. Se la Grecia salta l’Italia è a rischio contagio. E l’organizzazione loda la nostra politica fiscale

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Se c’è un’istituzione che dovrebbe andare a nascondersi per quanti disastri ha combinato nell’economia mondiale, questa è il Fondo monetario internazionale. Chiedere all’Argentina o – se non si vuole fare troppa strada – in Grecia. Questa organizzazione però non si rassegna. E dà le pagelle su tutto. Ieri così abbiamo scoperto che l’economia italiana “sta emergendo gradualmente da una prolungata recessione” ma “la ripresa è ancora fragile”. Ci voleva proprio il Fondo per rendercene conto. Poi, come fa sempre quando c’è da dare una mano – tipo in momenti come questo, con la Grecia che rischia di affondare l’Europa, l’Euro e i mercati – ecco la sberla che non ti aspetti. Pur lodando le autorità italiane per le riforme, l’Istituto di Washington ci avvisa: il pericolo contagio dalla Grecia è elevato. Sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere infatti “un impatto sostanziale sull’italia con effetti sulla fiducia, ma le esposizioni dirette sono limitate”. Tradotto: abbiamo poco da stare tranquilli.

DATI SCONTATI
Nel suo report sull’Italia il Fmi prevede una ricchezza in crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016. Poco. Pochissimo. La performance economica italiana – ma questo lo sanno pure i muri – è stata la più debole nell’area euro dalla crisi. Poi a riprova che questo Fondo si chiama monetario, ma le monete che difende sono solo quelle degli altri, ecco la perla: la politica fiscale italia va promossa perché “ha il giusto equilibrio tra sostenere la crescita economica e ridurre il debito pubblico”. Davvero. Non siamo su Scherzi a parte. Il Paese che ha uno dei carichi fiscali più pesanti del pianeta, che sacrifica in tasse e contributi quasi tutte le risorse che dovrebbe invece destinare agli investimenti e alla crescita, a sentire il Fondo sarebbe un esempio di virtuosismo. La verità è che ai tecnici dell’organizzazione guidata da Christine Lagarde l’unica cosa che interessa è la nostra capacità di restituire i debiti. Per questo arriva la lode alle tasse – che pagano il debito pubblico -. E pazienza se il debito salirà invece al 133,3% nel 2015 per poi ricollocarsi al 132,1% nel 2016.

LA CAROTINA
Per non far vedere tutto nero, il Fondo promuove le riforme fin qui fatte dal Governo Renzi. Ma per puntellare il sistema vanno rafforzate. Su questo per lo meno non sbagliano. Ma cosa intende il Fondo per riforme? Intende nuovi tagli alla spesa e nuove entrate. I tagli alla spesa improdittiva sono sacrosanti, ma alla spesa in genere no, perché la spesa pubblica ben realizzata produce sviluppo e benessere. Sul piano delle entrate, invece, è meglio stendere un velo pietoso. Le imposte sono la droga che permette al sistema Italia di mantenersi e onorare gli impegni, ma al prezzo di sacrificare ogni giorno un pezzetto in più di produzione e consumi. E dunque di occupati, facendoci sprofondare sempre più nelle sabbie mobili della crisi. Una fine lenta e inesorabile, come è accaduto in Grecia.

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di Gaetano Pedullà

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