Dopo il Catasto è rissa sulla flat tax. La delega fiscale è in alto mare. Nuovo braccio di ferro tra le destre e i giallorossi

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La delega fiscale è ancora in alto mare. Brucia ancora l’incidente sul Catasto con la maggioranza che si è spaccata sullo stralcio della mappatura degli immobili chiesto a gran voce dal centrodestra. Blitz che è stato sventato dal fronte degli ex giallorossi per un solo voto (leggi l’articolo). Il Governo vuole evitare che si ripetano incidenti simili sugli altri fronti aperti, a partire dalla flat tax, cara alla Lega e sostenuta dalle altre forze politiche della destra. Ma la riunione di maggioranza di ieri durata quasi due ore non è riuscita a sciogliere tutti i nodi e si è deciso di prendere ancora tempo.

Il presidente della commissione Finanze di Italia viva, Luigi Marattin, scriverà al presidente della Camera, Roberto Fico, per chiedere lo slittamento dell’approdo in Aula del testo, previsto per il 28 marzo. Fra oggi e domani si svolgeranno al Mef nuovi incontri tecnici. Poi tra domani e venerdì dovrebbe essere convocata una nuova riunione di maggioranza per cercare di chiudere l’intesa.

Il Governo è dunque alla ricerca di una mediazione sulla flat tax

“C’è stato un passo in avanti notevole ma c’è ancora da fare – ha spiegato Marattin -. Siamo fiduciosi che in settimana troveremo l’accordo”. Il Governo è dunque alla ricerca di una mediazione sulla flat tax. Le divergenze si misurano sul concetto di scivolo pensato per attutire il ritorno alla tassazione ordinaria ai contribuenti che superano la soglia dei 65mila euro di ricavi o compensi.

Giovedì scorso il Mef ha avanzato una prima ipotesi di mediazione che prevede il mantenimento della flat tax senza alzare però la soglia dei 65mila euro del regime forfettario per gli autonomi, tanto caro a Lega e FI, meno al centrosinistra. Il Carroccio aspira invece a uno scivolo con un regime di favore in due mosse, che per il primo anno manterrebbe l’aliquota forfettaria del 15% fino a 80mila euro e nel secondo la farebbe salire al 20% per la quota superiore ai 65mila euro dichiarata da contribuenti che in ogni caso non superino i 100mila.

In linea la posizione di FI, che propone un regime opzionale di due anni oltre i 65mila euro. M5S, con Pd, Leu e Iv invece possono anche accettare un regime transitorio, ma senza alzare la soglia. Convergono cioè sull’ipotesi del Governo. “Si sottostimano alcune valutazioni sulla flat tax per gli autonomi, con gli scivoli si rischia di ampliare gli importi e questo provocherà squilibri, e un aumento delle tasse per altre categorie, come i pensionati – dice il dem Gian Mario Fragomeli – Non ci opponiamo a un rientro agevolato dal regime forfettario a quello ordinario: mettiamo delle maxidetrazioni o altre misure, ma chi supera la soglia dei 65mila euro deve rientrare nel sistema ordinario”.

I dem inoltre pongono una priorità, parte del gettito della flat tax deve arrivare a Comuni e Regioni. L’accordo è lontano. “Sembrava fosse stato fatto un passo in avanti ma su alcuni temi, come il regime forfettario, non è così”, lamentano i leghisti Massimo Bitonci e Alberto Gusmeroli. Il Carroccio propone poi no-tax area fino a 10mila euro, abolizione dell’Irap anche per le società di persone e studi associati e cedolare secca sulle locazioni commerciali, e FI rilancia proposte di pace fiscale. Sul tavolo anche misure richieste dal Pd sull’occupazione femminile e sul secondo percettore di reddito.

Il M5S registra invece importanti aperture sulla loro misura bandiera: “Il cashback fiscale, sotto forma di erogazione diretta in conto corrente di alcune spese oggi detraibili, è stato accolto con convinzione dai membri del Governo presenti alla riunione”, dichiarano i deputati Vita Martinciglio e Giovanni Currò.