Dopo il virus ci aspetta il sesso. Italiani popolo di santi, poeti e… grandi amatori. Finita la quarantena la priorità è rivedere le lenzuola

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Italiani popolo di santi, poeti e navigatori? Forse in tempi normali. Oggi, in tempo di quarantena in attesa che questa segregazione finisca, la risposta più gettonata alla domanda “Qual è la prima cosa che faranno gli italiani quando sarà finita la clausura da coronavirus” è una ed incontrovertibile: sesso. D’altronde non è una novità, da Ovidio che vi dedicò un poemetto, al libertino veneziano Giacomo Casanova, che vi dedicò la vita, l’ars amatoria è sempre stata una prerogativa italica. Fra i desiderata seguono la convivialità di una cena fra amici in un buon ristorante, la voglia di far festa (possibilmente ad alto tasso alcolico), di viaggiare, di fare sport, di riabbracciare i familiari.

La potenza di un abbraccio, ce ne eravamo forse dimenticati. Ma fra gli impulsi essenziali, lo spirito dionisiaco prevale sull’apollineo. Ma come non capire, sono giorni pericolosi e lenti. Intrisi di preoccupazione e di speranza, di empatia ma anche di profonda angoscia per la scia di morte che questo maledetto virus sta lasciando dietro di sé. L’eterno dualismo fra Eros e Thanatos, la “pulsione di vita” e la “pulsione di morte” e mai come adesso la prima è preponderante. Sono giorni di deprivazione. E si sa, ciò che maggiormente si desidera è ciò che non si ha, o che non si può avere. O che ci è stato tolto, per giunta in maniera violenta, inaspettata.

La libertà in primis, ma anche l’intimità. Non tutti hanno la possibilità, come i dieci giovani protagonisti del Decameron di Boccaccio, sette ragazze e tre ragazzi, di rifugiarsi per sfuggire alla peste del 1348 in una villa nelle campagne fiorentine dove trascorrere dieci giornate a narrar novelle con frequenti richiami all’erotismo per ingannare piacevolmente il tempo. E non tutti convivono con il proprio partner/fidanzato/amante. Il virus ha messo in pausa gli amori a distanza, le relazioni nate da poco, gli intrighi clandestini (e ha messo e a dura prova i coniugi e conviventi che in tempi normali hanno organizzato la loro vita di coppia sulla presenza ma anche sull’assenza dell’altro).

CARNE E OSSA. L’amore ha bisogno di pelle e di sensi, di corpo e di condivisione e se c’è una cosa che vivaddio abbiamo capito tutti, anche i millennials, che la fredda tecnologia non potrà mai essere un’alternativa. Sesso virtuale, chat, messaggi e social network ma anche sex toys – che comunque nelle ultime settimane hanno registrato un boom di vendite – hanno mostrato tutti i loro limiti. La realtà è una cosa, il suo surrogato è ben altra. Possono farci distrarre ma non sopportare la distanza e la mancanza di contatto fisico.