Draghi rassegna le dimissioni farsa che Mattarella ha già respinto. E mercoledì chiederà al Parlamento la fiducia per il bis

Mario Draghi, constatando la fine della maggioranza che l’ha fin qui sostenuto, non ha potuto far altro che dimettersi.

“Il Presidente della Repubblica non ha accolto le dimissioni e ha invitato il presidente del Consiglio a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi presso il Senato della Repubblica”. Con questa breve nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato la crisi politica scoppiata dopo l’astensione in Senato dei 5 Stelle sul dl Aiuti.

CONSIGLIO DEI MINISTRI

Insomma alla fine la rottura c’è stata davvero e Mario Draghi, constatando la fine della maggioranza che l’ha fin qui sostenuto, non ha potuto far altro che rassegnare le dimissioni che, non essendo irrevocabili, sono state respinte dal Capo dello Stato. A scatenare il caos è stato il voto al Senato sul dl Aiuti che ha ricevuto il via libera con 172 Sì e 37 No ma che, con la pesante ipoteca dei 5S che non hanno preso parte al voto, ha dato il via a una crisi politica.

Mario Draghi, constatando la fine della maggioranza che lo sosteneva, ha deciso di optare per le dimissioni

Che le cose sarebbero andate così era chiaro già dalla mattinata quando ogni tentativo di mediazione dei pentastellati è stato respinto da Draghi. E poco alla volta la situazione è precipitata tanto che proprio mentre a Palazzo Madama si stava per concludere la seconda chiama, il presidente del Consiglio non ha perso altro tempo e ha lasciato Palazzo Chigi per salire al Quirinale.

Un faccia a faccia durato un’ora e in cui c’è stato un confronto franco in cui il presidente della Repubblica avrebbe chiesto al premier di restare in carica e quest’ultimo ha preso tempo per valutare la situazione, specie davanti alla timida apertura dei 5 Stelle che non hanno chiuso le porte a rinnovare la fiducia all’esecutivo.

Poche ore dopo e durante il Consiglio dei ministri, però, la situazione è precipitata e il premier ha sciolto le riserve annunciando le dimissioni. “Le votazioni in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico. La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più” ha detto Draghi prendendo atto della situazione. Lo stesso, in Cdm, ha annunciato ai ministri anche che mercoledì riferirà alle Camere.

Le tensioni in Aula e gli attacchi al Movimento

A Palazzo Madama è stata senza dubbio una giornata complicata in cui, durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al dl Aiuti, non sono mancati momenti di forte tensione. Da una parte il Movimento 5 Stelle che ha provato a spiegare le ragioni per le quali avrebbero lasciato l’aula al momento del voto, dall’altra tutti gli altri partiti che hanno fatto a gara a scaricare tutte le responsabilità sui pentastellati.

Ma come sempre accade, il più critico è stato Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, infatti, si è affrettato a puntare il dito contro i rivali del Movimento: “Se si decide di non votare la fiducia allora si firma la lettera di dimissione dei ministri e dei sottosegretari”. Poi ha lanciato un anatema sui 5S spiegando che “il 14 luglio è un giorno impegnativo per iniziare una nuova storia. La rivoluzione francese è una pietra miliare per il nostro continente e chi è partito per ghigliottinare, è finito per essere ghigliottinato”.

La replica dei 5 Stelle

Parole a cui ha risposto per le rime la capogruppo M5S al Senato, Mariolina Castellone, che non accetta l’etichetta di “irresponsabili” che viene affibbiata ai pentastellati. “Il governo Conte 2 cadde per mano di chi oggi parla di responsabilità ma all’epoca non si fece scrupoli a non votare il Pnrr in Consiglio dei ministri rifiutando di fatto 209 miliardi di euro” ha ricordato la Castellone in riferimento a quanto fatto dal leader e senatore di Italia viva all’epoca del governo giallorosso.

Poi la stessa ha risposto a tutte le forze politiche, smontando la balla secondo cui le colpe di questa crisi sono tutte in capo ai 5S: “Abbiamo subito attacchi e provocazioni continui, c’è stata totale indifferenza nei confronti delle nostre richieste”.

Sui motivi che hanno spinto all’astensione il senatore M5S, Gianluca Ferrara, ha spiegato che “Il nostro presidente Conte è stato chiaro, coerente e responsabile: il Paese è in difficoltà e in autunno la situazione potrebbe degenerare. Serve intervenire ora con misure coraggiose. Le nostre richieste politiche sono state ignorate. Inoltre in maniera inopportuna è stata inserita nel decreto aiuti una norma sull’inceneritore di Roma. Una provocazione data la nostra sensibilità alla transizione ecologica. Come si sarebbe comportata la Lega se, nel medesimo decreto, avessero inserito lo Ius scholae?”.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 08:07
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