Dopo la Regione Lazio microspie pure al Policlinico

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di Sergio Patti

La guerra tra vigilantes a Roma diventa una guerra di spie. Con un nuovo colpo di scena. Dopo le microcamere scoperte alla Regione Lazio, salta fuori un altro sistema di video sorveglianza illegale, questa volta negli uffici del direttore generale del Policlinico Umberto I, Domenico Alessio. Il ritrovamento, tenuto fin oggi riservato, emerge da un esposto presentato alla Procura della Repubblica della Capitale nel maggio scorso, nei giorni caldi di quella che questo stesso quotidiano in una serie di articoli definì il Far West degli ospedali romani. Nei mesi precedenti si era deciso l’avvicendamento tra le società che gestiscono la sorveglianza di alcuni tra i più grandi nosocomi della città. Un raggruppamento d’imprese, con capofila la Società Città di Roma Metronotte, il 19 febbraio 2013 aveva vinto la gara al ribasso subentrando alla società Security Service. Non fu un passaggio di consegne facile, con le guardie giurate dell’impresa uscente che si rifiutarono di lasciare il servizio, tanto da rendere necessario in più occasioni l’intervento di polizia e carabinieri. Seguirono ricorsi al Tar e le solite pastoie burocratiche che rendono incerte le decisioni degli organi amministrativi. Per settimane così il personale delle due società si è fronteggiato, con molti momenti di tensione.

Tensione in corsia
Un primo tentativo di sostituzione dei vigilantes uscenti con i nuovi finì quasi in rissa il 9 aprile e per tutta la notte le guardie giurate dei due istituti, ovviamente armate, non abbandonarono le aree del Policlinico e quelle immediatamente adiacenti. Il direttore generale, con una nota protocollata il 14 aprile, chiese aiuto alla Prefettura, alla Questura e alla presidenza della Regione Lazio. I legali della Metronotte, inoltre, fecero presente alle Forze di polizia la situazione giuridica della Security Service. Il 16 maggio 2011 la società era stata condannata dalla Corte dei conti per danno erariale, in quanto attraverso transazioni fittizie aveva sottratto ingenti somme ai danni della Asl Roma/C. Inoltre, a guidare la società fino al 12 marzo del 2012 era stato il legale rappresentate Gian Luca Neri, sul quale dal 9 dicembre 2011 pendeva un procedimento penale per bancarotta. Dall’altra parte, anche la Metronotte era al centro di accuse pesantissime, avendo avuto in passato tra i soci Fabrizio Montali, prosciolto solo l’8 novembre scorso dall’accusa di essere un prestanome di Enrico Nicoletti, storico cassiere della banca della Magliana. Si andò avanti in questo modo fino al 23 aprile, quando il Consiglio di Stato respinse il ricorso della Security Service. Nel frattempo si era andati avanti, non senza contestazioni pretestuose, nelle procedure per la salvaguardia dei posti di lavoro della società uscente, con un tavolo di trattativa alla direzione regionale del ministero del Lavoro.

Tutto sotto ascolto
Solo a questo punto la Metronotte prende dunque possesso dei locali e appena tre giorni dopo accade un incidente che svelerà le microspie. Il 26 aprile infatti si presentarono al Policlinico tre tecnici della Security Service per recuperare i propri impianti di videosorveglianza. Fu chiesto alla squadra di attendere un supervisore, ma nel frattempo gli operai dissero di voler andare al bar. Con il loro furgone si intrufolarono così all’interno della struttura, dove in realtà si precipitarono a scollegare 5 telecamere, tranciando i cavi di collegamento. L’operazione provocò però un black-out nell’intero sistema di videosorveglianza e attirò l’attenzione generale. Il personale della Metronotte chiamò i carabinieri e questi identificarono i tre tecnici, scovando le telecamere appena asportate. Materiale che nulla aveva a che vedere con l’impianto anti intrusione di cui si era a conoscenza. Da qui la preoccupazione del direttore generale, che chiese alla società subentrata nella vigilanza del Policlinico di bonificare i locali direzionali. Bonifica che diede risultati sorprendenti: quattro microtelecamera e microfoni perfettamente funzionanti nelle stanze del direttore generale, della segreteria, in corridoio e sala d’attesa. Tutto ciò che accadeva all’interno era ascoltato e tenuto abusivamente sotto controllo. Una guerra di spie che promette nuovi colpi di scena.