Dopo le strette di mano tra Sala e Di Maio scoppia il gelo

Dopo le strette di mano tra Sala e Di Maio scoppia il gelo. Al sindaco non piace il progetto centrista e chiede un'abiura sul Reddito

Dopo le strette di mano, i complimenti e gli abbracci con il sindaco Giuseppe Sala, qualcosa nel progetto centrista di Luigi Di Maio si è già incrinato. Sembra passato un secolo da quella che sembrava una solida intesa quando, in realtà l’incontro – avvenuto a casa del primo cittadino di Milano e ufficialmente per discutere del Tribunale dei Brevetti – risale soltanto a mercoledì.

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Insomma dopo nemmeno 24 ore c’è già stato quello che appare come un clamoroso dietrofront da parte di Sala che non ha esitato a rifilare severe bordate al ministro degli Esteri e capaci di minare l’intero progetto per un ‘partito dei sindaci’ fin nelle sue – fragili – fondamenta. Dichiarazioni, quelle del sindaco di Milano destinate a far parlare a lungo visto che, a detta di molti, proprio Sala ne sarebbe dovuto diventare il fulcro.

Dopo le strette di mano, il dietrofront del sindaco

Dopo il vertice a casa del sindaco, le bocche erano rimaste piuttosto cucite. A parlare erano stati soprattutto i sorrisi dei due protagonisti – e l‘ammissione di un’interlocuzione in corso – che davano la sensazione di un possibile accordo. Peccato che nel day after le cose sono subito cambiate diametralmente.

Commentando l’esito del vertice, il primo cittadino di Milano ha confermato che con il ministro Di Maio “ci confrontiamo su una serie di idee” ma “da qui a dire che potrà nascere qualcosa con lui o con altri per me è prematuro”. Insomma già nelle premesse è evidente come, nel volgere di poche ore e dopo qualche ragionamento, c’è stata una presa di distanza.

Lo stesso ha spiegato anche di credere “che Di Maio stia costruendo quello di cui c’è bisogno” in Italia, aggiungendo però che “ad oggi non c’è un vero progetto per partire”. E sulla tanta vociferata possibile candidatura alle prossime elezioni, proprio nella formazione del ministro che dovrebbe sorgere sulla base del gruppo Insieme per il futuro, è arrivato un ulteriore stop perché il sindaco di Milano non ne vuole proprio sapere tanto da arrivare a dire che “se c’è da sottoscrivere da qualche parte che non mi candiderò a nulla, lo sottoscrivo, perché così sarà”.

Stoccate devastanti al ministro

Ma le vere stoccate Sala le ha sferrate poco dopo. Soprattutto quando è andato letteralmente a minare il terreno stesso su cui si sta provando a costruire il nuovo soggetto politico. Con frasi sibilline ha detto: “A me il tema del Centro non è che intrighi particolarmente ma questa è una mia visione personale, mentre qualcuno guarda e ha in testa l’idea del Centro”.

A suo dire all’Italia serve un partito di tutt’altra natura, ossia fondato sul tema dell’ambientalismo. Uno spazio che, spiega, “è occupato da un partito e questo non mi sfugge. Ma un’interpretazione adeguata ai tempi della questione ambientalista io ancora non la vedo”.

Questo perché “essere ambientalisti e basta non serve a niente perché bisogna fare i conti con altre istanze di equità sociale di bisogno”. Per “questo pongo attenzione a tutti quelli che hanno volontà di pensare a una forza popolare, a quello che è il problema del popolo oggi”.

La sparata contro il Reddito di cittadinanza

L’altra bordata, forse quella più rumorosa, Sala la sgancia in relazione al Reddito di cittadinanza. “Mi piacerebbe se qualcuno di quelli che hanno pensato il Reddito di cittadinanza dicesse abbiamo sbagliato e ora ricominciamo. Io non sono per l’abolizione tout court del Reddito ma per una radicale trasformazione sì. E non capisco dopo tutto quello che è successo come si possa difendere tale misura a oltranza” ha rivelato il sindaco.

Insomma il sindaco ha chiesto, in modo piuttosto chiaro, un’abiura del provvedimento contro la povertà. Proprio quello che Di Maio ha contribuito ad approvare in qualità di vicepremier e ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel Conte I.

Un provvedimento di equità sociale – incomprensibilmente avversato da molti – che proprio il ministro degli Esteri, nel lontano 28 settembre 2018, affacciato dal balcone di Palazzo Chigi aveva preannunciato agli italiani gridando “abbiamo abolito la povertà, noi siamo il cambiamento”.

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