Arrivate 1,3 milioni di dosi. Ma sui vaccini si marcia a rilento. Astrazeneca resta determinante per l’Italia

Vaccini Astrazeneca Fontana Figliuolo
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In Italia sono arrivate le attese forniture di AstraZeneca. Si tratta di 1,3 milioni di dosi del vaccino anglo-svedese, considerate fondamentali per imprimere la necessaria accelerazione alla campagna vaccinale e far recuperare i ritardi soprattutto alle Regioni che sono rimaste più indietro, Lombardia in primis.

Un carico giunto dopo il braccio di ferro tra l’azienda farmaceutica e la stessa Commissione europea, decisa a far rispettare ai colossi del farmaco i contratti stipulati, e dopo gli allarmi lanciati in Italia sul rischio che la fine delle scorte avrebbe provocato un brusco e pericoloso stop alla campagna vaccinale. Proprio su AstraZeneca, per via delle reazioni avverse e di alcuni decessi su cui sta indagando anche la magistratura, proseguono però le perplessità. Dopo un primo stop, dato anche dall’Italia, l’Ema, l’autorità europea di vigilanza sui farmaci, ha dato nuovamente il via libera al medicinale, ma prima ancora una votla la Germania e ieri l’Olanda, in via precauzionale, sono tornate a frenare.

LO SCENARIO. Le nuove dosi di AstraZeneca fanno tirare un sospiro di sollievo alle autorità sanitarie italiane, costrette a fare i conti anche con i ritardi di Pfizer e Moderna. “Così si blocca tutto”, aveva affermato l’assessore regionale alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, lanciando l’allarme per la fine delle scorte di vaccino. Particolare ancor più importante per la Lombardia, che inizia a recuperare dopo i problemi delle ultime settimane nel sistema delle prenotazioni e ha pure superato la media nazionale di ultraottantenni vaccinati almeno con una dose.

Sempre in Lombardia è poi iniziata ieri la prenotazione della fascia 75-79 anni con la piattaforma di Poste e dal 7 all’11 aprile gli over 80 potranno andare a vaccinarsi al sito più vicino a casa senza appuntamento, solo muniti di un documento e della tessera sanitaria. E a recuperare è pure la Sardegna, che al pari della regione governata da Attilio Fontana (nella foto con Figliuolo) era notevolmente in affanno rispetto alla tabella di marcia.

Ma a migliorare è il trend generale delle vaccinazioni nell’intero Paese, in crescita nell’ultima settimana, con oltre 240mila vaccinazioni al giorno di media. Il prossimo obiettivo fissato dalle autorità sono le 500mila somministrazioni al giorno ad aprile, che dovrebbero portare al 60% della popolazione immunizzata a luglio. Tutto alla luce di una previsione di 8 milioni di dosi questo mese, tra cui le prime 400mila del monodose di Johnson&Johnson.

E per il sottosegretario alla salute, il pentastellato Pierpaolo Sileri, 8 milioni di dosi è pure “la peggiore delle ipotesi”, in quanto ritiene se ne possano avere di più a disposizione e quindi garantire una copertura a una fetta molto più ampia della popolazione. Proprio il Lazio, da cui D’Amato aveva lanciato l’allarme, ritiene poi che dopo le festività pasquali sarà possibile anche superare le 30mila vaccinazioni al giorno. Una campagna su cui si sta spendendo particolarmente il commissario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo (nella foto), riuscendo in Sicilia a far aprire anche le chiese per vaccinare i cittadini.

LE GRANE. Su AstraZeneca proseguono però gli intoppi. Dopo la raccomandazione di somministrare il vaccino solo alle persone con più di 60 anni, la Commissione vaccinale permanente tedesca starebbe valutando di consigliare agli under 60, che abbiano già ricevuto la prima dose del farmaco anglo-svedese, di farsi inoculare per la seconda dose un vaccino diverso a mRna, ovvero quelli di Pfizer o Moderna

“Discuterò della procedura esatta mercoledì con i ministri della salute dei Laender”, ha twittato ieri il ministro tedesco della Salute, Jens Spahn. “La raccomandazione complementare della Stiko sulla seconda inoculazione del vaccino fa chiarezza per i 2,2 milioni di cittadini sotto i 60 anni che hanno ricevuto una prima dose di Astrazeneca”, ha aggiunto. Ieri inoltre anche l’Olanda ha deciso di sospendere temporaneamente la vaccinazione delle persone di età inferiore ai 60 anni con il vaccino AstraZeneca.

Una misura adottata per precauzione, dopo che sono stati registrati alcuni casi di effetti collaterali, con trombosi estesa in combinazione con un basso numero di piastrine dopo la vaccinazione. L’effetto indesiderato si è verificato tra i 7 e i 10 giorni dopo l’immunizzazione in donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni.