Draghi stoppa il Cashback. Salta la misura anti-evasione. Sospensione di sei mesi, ma non si sa se tornerà. E da oggi imprese libere di licenziare

Cashback licenziamenti Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Da oggi imprese libere di licenziare. Fatta eccezione per il tessile “allargato”. Con la raccomandazione affidata alle parti sociali perché le aziende utilizzino gli ammortizzatori sociali in alternativa ai licenziamenti. Trova posto nel decreto Lavoro e Imprese, approvato ieri in Consiglio dei ministri, l’intesa raggiunta il giorno prima sui licenziamenti. Alle aziende del tessile- abbigliamento-pelletteria vengono accordate altre 17 settimane di Cig gratuita (non sono dovuti i contributi addizionali ).

Queste aziende entrano così nella normativa prevista per le piccole imprese e per quelle del terziario, ovvero, fino al 31 ottobre, anche loro manterranno un divieto generalizzato di licenziamento. Le imprese del settore manifatturiero, poi, che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali potranno contare su un massimo di altre 13 settimane di cassa fruibili fino a dicembre. Queste nuove settimane di sussidio sono gratis e quindi, di fatto, chi le utilizza non può licenziare. Per tutte le altre aziende di industria ed edilizia, invece, Cig scontata fino al 31 dicembre in cambio dell’impegno a non licenziare, ma di fatto chi non vuol far ricorso alla Cig scontata ha tutta la libertà di mandare a casa i propri dipendenti.

Stop al Cashback. La misura, voluta dall’ex premier Giuseppe Conte, verrà sospesa per il semestre che arriva ma potrebbe riprendere nei primi sei mesi del 2022. Comunque la discussione è rinviata al prossimo anno. Il premier Mario Draghi, di fatto, nel corso del Cdm che ha deciso per la sospensione del Cashback, ha demolito la misura introdotta dal suo predecessore. Ha sostenuto che ha un “carattere regressivo” ed è “destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori”, ovvero rischia di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche.

Il ministero dell’Economia e delle Finanze, ad ogni modo, effettuerà rilevazioni periodiche sui pagamenti elettronici e i 1,5 miliardi di risparmi di risorse ottenute con lo stop alla misura andrebbero a un fondo per gli interventi di riforma in materia di ammortizzatori sociali. Ma per sostenere i pagamenti elettronici arriva un aumento, dal 30% al 100%, del credito d’imposta per i commercianti sulle commissioni sui pagamenti elettronici tramite Pos, oltre a un aiuto per l’affitto di dispositivi fino a 270 euro.

Dentro il decreto anche le norme per differire il pagamento delle cartelle di due mesi. La macchina del fisco è ferma dall’inizio della pandemia e avrebbe dovuto riprendere le attività, con l’invio di 60 milioni di atti, a partire dal primo luglio. Ripartirà, invece, il primo settembre. Differimento al 31 luglio 2021 del tariffario Tari. I Comuni dovranno quindi approvare le tariffe e i regolamenti della Tari e della tariffa corrispettiva, sulla base del piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti, non più entro il 30 giugno 2021.

Trovano posto anche le norme per la semplificazione e il rifinanziamento (600 milioni) della nuova Sabatini, legge finalizzata al sostegno di investimenti delle Pmi per l’acquisto di beni strumentali. La norma prevede che per le domande trasmesse in data antecedente all’1 gennaio 2021, per le quali sia stata già erogata in favore delle Pmi beneficiarie almeno la prima quota di contributo, il Mise può procedere ad erogare le successive quote di contributo. “Sono soddisfatto per l’approvazione di questa misura auspicata giustamente dal mondo delle imprese e sostenuta da me con grande convinzione” dice il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

Approvate anche norme su misura per Alitalia: il prestito ponte da 400 milioni per la compagnia aerea, in scadenza il 30 giugno, viene prorogato al 16 dicembre prossimo. Una misura, precisa il governo, che non comporta oneri a carico della finanza pubblica, trattandosi di un semplice rinvio. Nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico viene, poi, istituito un fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2021, diretto a garantire l’indennizzo dei titolari di titoli di viaggio e voucher emessi dall’amministrazione straordinaria in conseguenza delle misure di contenimento previste per l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzati alla data del trasferimento dei compendi aziendali.

L’indennizzo è erogato esclusivamente nell’ipotesi in cui non sia garantito al contraente analogo servizio di trasporto ed è quantificato in misura pari all’importo del titolo di viaggio. Ora la Commissione Ue dovrà valutare se la soluzione è in linea con le norme Ue. Per attutire l’impatto derivante dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dunque il caro-bollette, il governo interviene con un fondo di oltre 1 miliardo di euro.